Bella Vita

La Chiesa bassanese: “Sì al voto agli stranieri nei quartieri”

I Consigli pastorali di tutte le parrocchie di Bassano sottoscrivono un testo a favore del diritto di voto nei quartieri degli stranieri regolari. “Solo in una comunità nella quale tutti sono responsabili, sono possibili solidarietà e sicurezza"

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Alessandro Tich

bassanonet.it, 10 febbraio 2012 21:42 | Visto 694 volte

La Chiesa bassanese: “Sì al voto agli stranieri nei quartieri”
Un costume indiano e un costume croato alla "Festa delle Culture" di Bassano 2011 (foto Alessandro Tich)

La Chiesa bassanese è favorevole alla partecipazione al voto nei quartieri della città da parte dei cittadini stranieri regolari.
E' la posizione espressa in un testo sottoscritto dai Consigli pastorali di tutte le parrocchie di Bassano del Grappa, su proposta della Segreteria vicariale Caritas cittadina.
Il documento, già inviato al sindaco Cimatti e ai presidenti dei Consigli di Quartiere, è stato inoltrato oggi agli organi di informazione dall'arciprete abate di Bassano mons. Renato Tomasi, il quale ha precisato che il testo “vuole essere un contributo alla riflessione generale, nel pieno rispetto delle diverse idee e responsabilità”.
Qui sotto riportiamo integralmente la comunicazione sottoscritta dalle parrocchie:

Consigli pastorali parrocchiali del Comune di Bassano, 6 febbraio 2012

PER IL DIRITTO DI VOTO DEI CITTADINI STRANIERI NEI QUARTIERI

Già Israele aveva conosciuto un Dio che diceva di proteggere gli stranieri (salmo 146,9), e aveva dato al suo popolo un comando preciso: “Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio” (Levitico 19,33-34).
Gesù poi aveva probabilmente sconcertato i benpensanti, quando aveva preso la figura di uno straniero (un samaritano: Luca 10,29-37) per mostrare la solidarietà di chi si fa prossimo a chi è nel bisogno, e aveva riconosciuto con gioia la fede degli stranieri (Matteo 15,21-28; Luca 17,11-19…). E quando aveva voluto dare il criterio in base al quale sarà giudicata la vita dei discepoli, aveva indicato la cura verso i poveri nei quali egli si identificava, e fra i quali ci sono gli stranieri (Matteo 25,35: “ero straniero e mi avete ospitato”).
Quindi l’accoglienza e la cura degli stranieri appartengono alla fede nel Dio dell’alleanza, e caratterizzano l’identità di chi vuole essere discepolo del Crocifisso Risorto.

Se però l’accoglienza dello straniero è un preciso impegno di coerenza per i cristiani, essa si pone oggi anche come risposta necessaria e doverosa alle trasformazioni del nostro tempo, per aprire la via a un mondo più giusto, più fraterno e più sicuro per tutti. Infatti le grandi migrazioni dei popoli hanno reso ormai irreversibile la condizione multietnica, multiculturale e multireligiosa delle società umane, anche a livello locale.
Per questo è impegno comune costruire una convivenza civile nella quale le identità non rimangano chiuse sulla difensiva, e le differenze non siano motivo di separazione, ma diventino una ricchezza condivisa fra tutti, nel rispetto dei diritti e dei doveri di ciascuno, e in una legalità che si accompagna all’accoglienza. Una condizione importante per puntare a questo obbiettivo, è la partecipazione di tutti i cittadini alla costruzione della vita sociale, e quindi anche dei cittadini stranieri legalmente presenti e inseriti in essa.
Infatti la partecipazione non è una concessione data per generosità, ma un diritto di tutti coloro che condividono gli stessi doveri della cittadinanza, e chiede la messa in atto di processi autentici di integrazione reciproca, verso un sempre più condiviso inserimento nella convivenza sociale. Non si diventa cittadini alla fine di un percorso di integrazione su modelli e standard precostituiti, ma ci si integra nella comunità attraverso l’esperienza progressiva della partecipazione civile, vissuta secondo modalità graduali e possibili, ma capace di sviluppare il senso di appartenenza e di condivisione.
Solo in una comunità nella quale tutti sono e si sentono partecipi e responsabili, saranno possibili una solidarietà e una sicurezza autentiche ed effettive. Non ci sarà invece ordine e sicurezza dove alcuni cittadini sono esclusi dai percorsi democratici della convivenza.

Per tutte queste ragioni, i Consigli pastorali delle parrocchie della città di Bassano manifestano il proprio sostegno alle iniziative pubbliche, in fase di discussione nelle sedi istituzionali, che mirano a riconoscere agli stranieri regolari il diritto di voto in ciò che riguarda l’organizzazione e la vita dei quartieri, e cioè dove si esprime una partecipazione comunitaria che dà voce alle attese e alle proposte della società civile.

I Consigli pastorali parrocchiali di Marchesane, S. Eusebio, S. Leopoldo,
S. Marco, S. Maria in Colle, S. Vito,
Unità pastorale S. Croce, S. Lazzaro
Unità pastorale SS.ma Trinità, S. Michele, Valrovina

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti in ordine cronologico (Totale 9 commenti)

enricogarzenricogarz

10 febbraio 2012 ore 22:31

complimenti a mons.Tomasi, se non altro per il coraggio di esporsi su di un tema così scomodo, altri avrebbero taciuto pur di non perdere consensi.(fedeli o elettori che siano)
Da non credente lo stimo e chissà che la paura di vedersi "occupare" il consiglio di quartiere non costringa gli "indigeni" ad alzare le chiappe dalla poltrona e dedicarsi un pò alla vita sociale del quartiere.

caffemuseumloungecafecaffemuseumloungecafe

11 febbraio 2012 ore 09:04

Anche se condivido la proposta,credo che sia molto importante che tutti debbano effettivamente partecipare alle attività del proprio quartiere, ciò non accade e si lascia in mano a quei pochi, che con senso civico dedicano un po tanto, del loro tempo e che spesso vengono criticati dai più, che non sanno fare di meglio che chiacchierare al bar o peggio ancora all'interno della sede del comitato di quartiere, un po come accade con l'amministrazione pubblica.
baggiodevisbaggiodevis

11 febbraio 2012 ore 09:57

La Comunità Cristiana Bassanese si è espressa, ora tocca al consiglio comunale. Speriamo che ideologie ed ostruzionismo opportunistico di partito, vengano intelligentemente superati. Pretendere di essere una città a vocazione turistica e non essere inclusivi con i residenti di altre culture e nazioni, sarebbe / è un controsenso.
stefano61stefano61

11 febbraio 2012 ore 13:45

Nuova crociata in cerca di anime!
flav1oflav1o

11 febbraio 2012 ore 16:42

Chi paga le tasse e rispetta la legge è A TUTTI GLI EFFETTI un cittadino che contribuisce alla crescita della società. E come tale ha diritto a scegliere chi lo amministra. E' una cosa talmente banale che mi meraviglio che qualcuno ancora non riesca a capire una cosa così semplice.
abcabc

11 febbraio 2012 ore 16:51

Bella espressione di democrazia.
Mi chiedo però una cosa, se quanti abitano nei vari quartieri hanno diritto di voto nel quartiere stesso, perché anche chi opera nel quartiere (vedasi negozi, bar, esercizi, ecc.) non può esprimere la propria preferenza?
In fin dei conti, credo viva il quartiere anche chi esercita.
Non vi sembra?
ciao a tutti abc
guardaguarda

12 febbraio 2012 ore 18:51

Mi trovo perfettamente d'accordo con abc.
marco64marco64

13 febbraio 2012 ore 12:27

Nell’articolo si legge che i consigli pastorali delle parrocchie della città manifestano il loro appoggio al riconoscimento del voto agli stranieri.

Peccato che i consigli pastorali siano stati convocati per discutere dell’argomento successivamente alla presa di posizione pubblica e che alcuni consigli pastorali non ne abbiano ancora discusso (ss. Trinità, san Michele e Valrovina ne discutono domani sera).

Probabilmente la cosa è andata un po’ diversamente, cioè in occasione della presenza del vescovo, in città per incontrare i sacerdoti dei vicariati di Bassano e Nove, è stato discusso dell’argomento (tanto è vero che nella convocazione dei consigli pastorali oltre agli stranieri si parla anche dell’incontro col vescovo) e si è ritenuto di allargare la discussione anche ai fedeli, però dopo aver già deciso la posizione a favore.

Non mi sembra il modo migliore di favorire la libera discussione.

Aggiungo che, avendo visitato diversi stati medio orientali, mi piacerebbe che ci fosse un po’ più reciprocità nelle scelte.

Da noi è consentito aprire moschee, dare il voto agli stranieri, e potrei continuare con altri diritti, mentre in quelle zone è vietato il proselitismo, non si possono indossare simboli identificativi di un credo diverso, in Turchia vengono requisite le proprietà delle varie confessioni religiose se vengono anche solo temporaneamente abbandonate, ecc…

Sarebbe bello che i rappresentanti delle comunità di stranieri presenti a Bassano auspicassero, dopo i ringraziamenti che ancora non ho visto per il prossimo diritto che acquisiranno, che anche nei loro paesi di origine le autorità politiche favorissero allo stesso modo l’integrazione degli stranieri.
giuliogiulio

14 febbraio 2012 ore 03:44

e se invece della politica, la Chiesa pensasse di aggregarseli come adepti, non sarebbe meglio?
Sarebbe la via migliore per ogni integrazione, indu, musulmani, atei, ortodossi, etc. che lavorano con noi, pregano con noi, e... quindi, votano con noi.
Utopistico? Scandaloso? Può darsi, ma nei paesi di provenienza di gran parte di questa gente è usuale prassi che tutti i diritti derivino dal luogo dove pregano. Tutto è legato alla religione che professano. Sono antidemocratici? Certo, e perchè dovremmo far votare con noi degli antidemocratici conclamati?

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