UN FLASH “condizionato” per Grazia “ricevuta”,
sarebbe incondizionato:
- se il contributo ad Opera Estate non cadesse in periodo preelettorale;
- se, ancora una volta, il finanziamento non privilegiasse il contenuto (Opera Estate) prima del contenitore (il Teatro) assegnando alla città una realtà culturale ed un record altrove sconosciuti.
Perché il flash sia motivato e poiché scrivere o riscrivere stanca e Microsoft aiuta, allego un testo del 2006 al quale è doveroso aggiungere oggi anche la scomparsa del cinema “Grotta Azzurra”.
Grazie a Ruggero Remonato cultore di storia bassanese, buona lettura a chi la storia può non conoscerla e, attenzione, qualcosa è cambiato e può cambiare.
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Pare che le guerre siano frutto di aggressività dei mercanti e di deficit culturali e questi fattori possano durare nel tempo.
Dopo l’ultima guerra, un falso modernismo permette la distruzione del Teatro Sociale: edificio storico che non può né deve coesistere con il realizzando Cinema-Teatro Astra.
Il tempo passa, la guerra fortunatamente da noi è finita ma non finisce lo spirito mercantile e permane una “particolare” sensibilità bassanese verso la propria cultura.
A Bassano il mercato brucia tappe significative della storia cittadina: si converte l’Esperia a magazzino - nemesi remota di un centro sociale -, si demolisce il Monte di Pietà del ‘400 e se ne ricava la scenografia, si svende il cinema Olimpia, si svuota lo storico caffè Bordignon, si trasformano brutalmente altri locali storici, da ultimo il Caffè “Lot”. Spariscono i negozi di famiglia sostituiti da tanti “baretti” minimalisti e chiassosi, da agenzie immobiliari a iosa e da negozietti di banalità.
Il territorio è stravolto da progettazioni infelici, che a macchia diffondono abitazioni a prezzi vertiginosi. Nel centro si sfrattano i vecchi residenti, i pochi artigiani, si ristruttura e si vende a prezzi iperbolici.
L’edilizia pubblica scompare e dagli anni 50 non esiste in città un solo progetto di un edificio pubblico degno di menzione.
Il Centro storico è con la miopia di molti, un contenitore fasullo di iniziative paraelettorali, un percorso libero per le auto, un parcheggio abusivo in zona franca.
E veniamo all’ultimo atto.
Neppure “Opera Estate” ha permesso alle diverse amministrazioni di programmare un contenitore culturale degno di una cittadina con velleità di provincia. Attendiamo opere faraoniche, e intanto?
Il contenitore più adatto da vent’anni è una caserma adibita a parcheggio: si corre all’Astra in caso di pioggia, ora si correrà in Angarano, pare.
Per alcuni economisti, un indice certo del deficit economico per una nazione evoluta, è la sua smania cantieristica. Bassano da sempre sembra vocata per questo deficit: si costruisce, si vende e si riprende mentre le amministrazioni provvedono a reperire nuovi spazi verdi con varianti qua e là.
Non c’è dubbio che anche per l’Astra la destinazione più congeniale, senza l’intervento dei cittadini e dell’amministrazione, sarà la residenza per altri soggetti se danarosi.
L’alibi lo conosciamo: le attuali ristrettezze economiche. Erano tali per il Teatro Sociale nel lontano 1949, erano tali per il Cinema Olimpia e sono tali anche per il Cinema-Teatro Astra nel 2006.
Il condizionamento esiste ma che cosa si e mai programmato prima al riguardo? Quale coinvolgimento la città ha avuto? Quale risposta avrebbe dato? Perché le stesse difficoltà non esistono quando si programma l’ennesimo contenitore per lo sport?
Esiste in realtà un fatalismo che maschera una strana predilezione per uno sviluppo drogato dove non esiste coesistenza fra economia e cultura ma dove il mercantilismo prevale brutalmente.
Che fare? Esistono persone sensibili, si muova la stampa, le associazioni, i comitati di quartiere; all’o.d.g.: il Teatro Astra.
Prof. Pietro Dalla Serra
Al Gazzettino, 04.03.2006