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Il bassanese in maschera

The Bloody Beetroots, re della musica electro e dance punk, partecipa con Raphael Gualazzi al Festival di Sanremo e rischia di vincerlo. E così anche Bassano può vantarsi di avere il suo eroe mascherato

Pubblicato il 23 feb 2014 · Visto 11.578 volte

Redazione · Redazione Bassanonet.it

Ma guarda un po' le coincidenze della vita.
Mentre a Bassano del Grappa si alza il sipario sull'edizione 2014 del Carnevale, un bassanese in maschera rischia di vincere il Festival di Sanremo.

Bob Rifo alias The Bloody Beetroots a Sanremo

Tanto di cappello al nostro ormai illustre concittadino Sir Bob Cornelis Rifo alias ovvero aka The Bloody Beetroots - che all'anagrafe (ma non ditelo a nessuno) risponde al nome di Simone Cogo -, che ieri sera in coppia con Raphael Gualazzi è salito sul podio dei tre più votati finalisti della kermesse canora, con la canzone “Liberi o No” di cui è anche uno degli autori, superato al fotofinish solamente da Arisa.
Bob Rifo, classe 1977, è sinonimo di The Bloody Beetroots: il progetto internazional-bassanese (come ebbe a scrivere già nel 2009 la “penna” musicale di Bassanonet Marco Lo Giudice) grazie al quale il buon Sir Bob - a livello mondiale, e non da oggi - è diventato un “autentico fenomeno mediatico del panorama musicale alternativo”.
Per chi ancora non lo conoscesse o - all'estremo opposto - per i cultori e gli appassionati di BobRifologia, vi rimandiamo all'indice degli articoli a lui dedicati dal nostro portale (http://indice.bassanonet.it/b/bloodybeetroots) per capire di che pasta è fatto il ragazzo e per ripercorrere la sua sfolgorante carriera di producer, dj e performer nel circuito internazionale della musica electro, dance punk e punk rock. Un efficace mix tra le sonorità sperimentali del terzo Millennio e un look inconfondibile, ispirato agli eroi della Marvel Comics.
La versione più accreditata è che la maschera con cui il nostro artista si presenta inevitabilmente sul palco e in occasione di ogni uscita pubblica - dai set fotografici alle interviste - sia quella di Venom, nemico dell'Uomo Ragno e anti-eroe dalla doppia personalità, mezza aliena e mezza umana.
Ma è lo stesso Bob a definirla “una leggenda”, alimentando ulteriormente la mitologia sulla sua figura di scena. Fatto sta che quella maschera rappresenta il tratto distintivo della sua iconografia. E guai a toglierla. Verrebbe meno l'alone di magnetico mistero che ne accompagna le esibizioni: una specie di Daft Punk in salsa bassanese.
Ormai il nostro eroe mascherato è un uomo di comprovato successo: si è trasferito a Los Angeles (in quegli USA che ne hanno sin da subito valorizzato il talento) dopo aver aggiunto al già nutrito elenco delle collaborazioni di prestigio - come da noi scritto in un precedente pezzo, e ricordato anche dall'articolo pubblicato in questi giorni nel canale "Life & Style" dal nostro Gianpaolo Giacobbo - nientemeno che il nome di Paul McCartney che l'anno scorso ha cantato e suonato nel singolo dei Bloody Beetroots “Out of Sight” di cui l'ex Beatle è stato anche il co-autore, assieme a Youth (Martin Glover) e ovviamente a Sir Bob de Bassan.
Ma le vie del successo sono infinite. E soprattutto imprevedibili.
Ed ecco che The Bloody Beetroots, techno-eroe del “panorama musicale alternativo”, è spuntato all'improvviso in mezzo ai fiori e ai riflettori del Festival della Canzone Italiana: quanto di più tradizionale e di meno alternativo la mente umana possa concepire.
Ma niente paura: “Liberi o No”, scritta e eseguita assieme a Gualazzi, è stato un pezzo di marcato tocco BobRifiano, ritmo incalzante e un indovinato e non convenzionale miscuglio di generi (dall'electro al gospel) per una proposta che la giuria del Festival e il pubblico del televoto hanno ben gradito, portandola ad un soffio dalla vittoria finale.
Nel frattempo il circo mediatico sanremese e quindi l'Italia nazional-popolare - grazie anche a quella mascherina che tanto incuriosisce televisioni e giornalisti - si sono accorti di Sir Bob Cornelius Rifo aka The Bloody Beetroots, della sua già consolidata carriera artistica internazionale e anche e soprattutto delle sue origini bassanesi. Cosa, quest'ultima, che noi non possiamo che sottolineare con orgoglio.
Perché Bassano è Bassano.