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LIBRI
Scenari di Cartongesso
Applausi, ieri sera, al Teatro Remondini, per il reading in forma scenica ispirato all'opera prima di Francesco Maino
Ad Artuso, attore, narratore e regista che da anni lavora a una ricerca artistica che si basa sul confronto tra il linguaggio poetico del teatro e l’interpretazione della realtà e dei luoghi, qui anche nella veste di regista oltre che di interprete, e a Giuliana Musso, attrice vicentina impegnata nel teatro di narrazione, il compito di dare voce alle parole di Maino, o meglio, al monologo di Michele Tessari, il suo protagonista, il suo puteo baúco. Tessari è un avvocato trentasettenne, che fu anche per un breve periodo aiuto-becchino, dopo la laurea naturalmente, in attesa di affrontare il “micidiale meccanismo della pratica forense”, ma i suoi lavori veri, in realtà, sono ben altri: «Il mio secondo lavoro, ugualmente non retribuito, lavoro che svolgo ventiquattro (24) ore al giorno, a tempo indeterminato, equivale al maldestro e ingenuo tentativo di mantenere in vita alcune mie aspettative in un bidè di provincia chiamato bassopiave», in un luogo che non è più una terra, ma un territorio popolato di creature travestite, pascolanti, arrendevoli e sfiorite, che dal rito della particola domenicale sono passate senza soluzione di continuità a quello dello spritz quotidiano.
Tessari dice tutto quello che gli passa per la testa, recensisce tutto ciò che vede e conosce, navigando in toboga (autocaricante, con cinture e poggiapiedi) tra le rapide che hanno portato in questi decenni dal miracolo alla crisi, nel qui e ora della provincia veneta. Non un percorso di lettura del tutto agevole, quello tra le 240 pagine del libro, note comprese, a tratti prende lo sconforto di quando ci si trova a cena seduti accanto a chi fa battute a raffica, o di fronte a un’opera d’arte densa, all’horror vacui, seguendo Tessari nella sua ricerca maniacale dell’alfabeto del nostro scontento. La lettura scenica dona modulazione e respiro all’invettiva a tuttotondo di Maino.
Patrizia Laquidara, una voce importante della sperimentazione sonora e vocale italiana, con Gobbo e Marchesini, della Piccola Bottega Baltazar – artefici di un laboratorio elettro-acustico che si dedica con cura artigianale alla lavorazione di nuove forme per la musica folk – hanno accompagnato con voce e strumenti la lettura di Artuso e Musso, rigenerando in acustica alcune canzoni che hanno costituito la colonna sonora degli anni del boom e del contro-boom del Nordest (tra le altre, alcune celebri canzoni di Madonna, Eurythmics, Rem, Nirvana, Vasco).
Applausi e risate per le parole che riacquistano suono e intervallo sul palco, urlate con rabbia, o sussurrate, pronunciate spesso con un'ironia complice; risate, si spera amare, anche di fronte al riconoscimento inevitabile, e a un mondo dai tratti tanto disumani come quello raccontato da Maino.