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Noi omini-linea sempre anelanti
È andato in cena ieri sera, martedì 7 agosto, al Teatro Remondini, "Anelante", del duo RezzaMastrella
Performer e attore, corpo e voce, Rezza ha acceso e spento dopo circa novanta minuti, coadiuvato da un ensemble di attori (Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara Perrini, Enzo di Norscia) un tracciato iperbolico dell’anelare alla Tristram Shandy, o senza scomodare Sterne, un discorso teso e accordato appeso a un filo elettrico, un flusso di parole coscienti sbobinante temi che andavano dai tentativi di leggere gli eventi della vita attraverso la matematica e la fisica quantistica a l’intromissione nella quotidianità di mal digerite e datate teorie freudiane; dall’assurdo anelito alla pensione, l’anticamera della morte e noi ciechi e sordi non lo capiamo, allo sguardo ricambiato di sbieco a Dio-padre — un altro padre di cui essere innamorati: oddio!; dall’onanismo annoiato al lutto sfrenato, fino alla solitudine dei numeri primi, in fondo al mar.
Antonio Rezza in Anelante, per Operaestate
Detto così sembra un delirio, una sequela di nonsense, pur orchestrati con tanta simpatia e con ironia, ma sul binario parallelo al filo della narrazione, sfrecciante ad alta velocità tra ordine e caos, viaggia chiara la volontà di narrare un mondo che non può essere narrato usando il suo stesso linguaggio assurdo, che giocoforza diventa disarticolato: in una scena a metà spettacolo, su suggestione, si ricorda l’omino-linea ideato da Osvaldo Cavandoli, anche lui grande anelante che si esprimeva in un grammelot solo a tratti comprensibile.
I grandi temi ci sono tutti: la vita e la morte, l’amore e il sesso, il denaro e il potere, l’individuo e la moltitudine. La cultura? Io non ci casco, dice il personaggio Rezza rivolgendosi agli autori dei libri, che ti inducono all’acquisto comprandosi così per qualche ora il tuo silenzio. E lui legge parlando; non tacerà mai, questo è chiaro, non tace neanche quando dorme. Un messaggio politico? «La casa è la prima causa di mortalità nei paesi civili», dove per “casa” è inteso chiaramente “famiglia”, non è una frase che ricorre a caso, nello spettacolo.
Applausi e tante risate, dal folto pubblico di Operaestate.