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A un metro
Una fotografia dell'attualità che ci tocca, nell'installazione che parla di sensibilità collettiva spuntata a Marostica firmata Marco Chiurato
La mente creativa di Marco Chiurato, una fucina dai fuochi sempre accesi che lavora incessantemente, sdrammatizza la funzione e il ruolo dell’arte creando sorprese-icona che sono in grado per un attimo di sbalordire e di riattivare il muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva.
Un metro, di Marco Chiurato (foto di Marco Chiurato)
L’installazione dall’andamento fallico è stata esibita sotto i portici di Marostica, dove ci sono la pasticceria e le Gallery di questo artista dello zucchero e del lievito madre (che non si pensi per questo ai nostalgici di Hänsel e Gretel del cake design) ma non solo che è stato invitato alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e ad esporre a Dublino ed è di casa con artisti e appuntamenti di livello internazionale ma non lo dà a vedere, che gioca a realizzare opere fragili, effimere (sculture, video-art, installazioni) spesso ad alto tasso di provocazione.
Un “potenziale colpevole”, si definisce nel suo sito, e ora sul canale Facebook accanto al metro giallo si trovano degli originali piatti antichef che ironizzano anche sul culto del cibo odierno — alcune sono creazioni da bollino rosso.
Un metro, in piena emergenza sanitaria, è insieme un ammonimento e un appello drammaticamente in assonanza con quanto ci sentiamo ripetere tutto il giorno eppure non basta. Sembra anche ribadire la fragilità di questa misura-confine che interponiamo da alcuni giorni tra noi e gli altri: il metro esposto è di alluminio, sensibile a touch anche involontari dei passanti che sono costretti a rialzarlo se l’hanno inavvertitamente urtato. Chiurato di recente ha anche sfornato “Carnivalvirus”, una mascherina piumata dall’aspetto insieme inquietante e poetico che richiama alla mente feste e fasti dei Carnevali veneziani inquinati dalla presenza del virus, le piume davanti agli occhi per non farsi vedere e per non vedere.
Sono spesso temi sociali importanti quelli che ispirano l’artista, argomenti d’attualità o da sempre fibrillanti che generano in lui una re-azione — ad esempio nel 2018 Chiurato ha ideato un performance struggente, protagonisti musica, alberi e violini, subito dopo i disastri provocati dalla tempesta Vaia — e che poi prova a dire senza mai rinunciare a una dose di burlesca ironia: l’inquinamento e l’ecocidio perpetuato dall’uomo, la violenza su donne e bambini, la condanna dei crimini del nazismo e la fame nel mondo… La sessualità è uno dei temi trasversali che mette sul piedistallo Chiurato, corre nelle sue opere come una linfa vitale e spesso tracima, come è giusto che sia nella vita di chi come lui, nasce “botanico seriale”.