Notizie · notizie.bassanonet.it
CINEMA
La Resistenza al Cinema
Una selezione di tre film per ritrovare, oggi più che mai, il significato del 25 aprile
In questo articolo, proponiamo una selezione di tre film che, attraverso diverse prospettive e narrazioni, ci invitano a riflettere sul significato profondo del 25 aprile, festa della liberazione e simbolo di lotta contro l'oppressione.
Le copertine dei rispettivi film.
Un viaggio cinematografico per non dimenticare e per continuare a testimoniare i valori che hanno segnato una delle pagine più importanti della nostra storia.
C’eravamo tanto amati (1974)
Regia di Ettore Scola. Dove vederlo: Prime Video e Mediaset Infinity.
Il film capolavoro di Ettore Scola narra l’amicizia di tre amici ex partigiani: Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Stefano Satta Flores, dal dopoguerra fino agli anni ’70. Trent’anni di storia d’Italia vissuta attraverso le loro vicissitudini personali, durante i quali si perderanno ritroveranno e uno di loro tradirà anche i suoi ideali,
Ad unirli c’è anche l’amore per la stessa donna, una straordinaria e giovanissima Stefania Sandrelli.
La frase celebre: “Quando s’è rischiata la vita co’ qualcuno, resti sempre attaccato a quelle persone, come se quel momento non fosse mai passato e quelle persone te dovessero ancora salva”.
Porco Rosso (1992)
Regia di Hayao Miyazaki. Al cinema il 25 Aprile e su Netflix
Il lungometraggio animato di Miyazaki torna al cinema per ribadire il messaggio contro la guerra e il fascismo.
Ambientato nei cielo del mar adriatico, il protagonista è Marco Pagot, un viatore anarchico italiano dalle abilità eccezionali. Dopo la prima guerra mondiale, viene colpito da una maledizione che lo trasformerà in un maiale antropomorfo, per sua scelta, pur di non aderire al regime.
La frase celebre: “Piuttosto che essere un fascista, meglio essere un maiale”.
Una questione privata (2017)
Regia di Paolo e Vittorio Taviani
Una questione privata è un’intensa trasposizione del romanzo di Beppe Fenoglio, ambientata nella Resistenza. Milton, giovane partigiano, vaga tra le colline piemontesi ossessionato da un dubbio amoroso: la donna che ama lo ha tradito con l’amico Giorgio? La guerra diventa lo sfondo e lo specchio di un conflitto interiore, dove ricerca e gelosia prevalgono sull’ideologia. I Taviani firmano un racconto tormentato sulla memoria, l’amore e l’assurdità della guerra.
La frase celebre: "Questa guerra non la si può fare che così. E poi non siamo noi che comandiamo a lei, ma è lei che comanda a noi”.