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FAMIGLIA

Fine delle lezioni, scatta l'emergenza gestione figli

Con la chiusura dei cancelli scolastici inizia un trimestre di incastri millimetrici per i genitori lavoratori. I nonni restano l'unico ammortizzatore sociale gratuito, ma il sistema chiede riforme strutturali

Pubblicato il 4 giu 2026 · Visto 4.128 volte

Sabrina Crapella · Contributor

Le scuole chiudono i cancelli, ma per molte famiglie i problemi restano aperti; anzi, iniziano proprio adesso.
Per bambini e ragazzi l’ultimo giorno di scuola è una festa, per molti genitori, invece, è l’inizio di una complessa operazione organizzativa che durerà quasi tre mesi.

Tre mesi di stop didattico, un modello da rifare: la proposta di rimodulare il calendario scolastico.

Chi si occuperà dei figli mentre mamma e papà lavorano?
L’estate dovrebbe essere il tempo del riposo e della spensieratezza, in realtà nelle famiglie italiane assomiglia sempre più a un puzzle da comporre che richiede incastri perfetti, grande organizzazione, ferie da distribuire al millimetro, corse e stress per conciliare lavoro, esigenze economiche e desiderio di offrire ai figli esperienze significative.
La chiusura delle scuole mette in evidenza una contraddizione ormai cronica: le vacanze dei figli durano molto più delle ferie dei genitori. Un divario che ogni anno costringe mamme e papà a soluzioni complesse e a continui compromessi.
I centri estivi rappresentano una delle soluzioni più diffuse. Offrono attività pratiche e occasioni di socializzazione, sono una risorsa quasi indispensabile per molte famiglie, ma non sempre accessibili a tutti. Tra iscrizioni, attività sportive e servizi aggiuntivi, la spesa diventa significativa, soprattutto per chi ha più figli.
Poi ci sono i nonni, autentici pilastri del welfare familiare. In molte case sono loro a garantire quella continuità che il sistema fatica ancora a offrire. Accompagnano, accudiscono e offrono con la loro presenza un’importante occasione educativa e affettiva, capace di rafforzare il legame tra generazioni e trasmettere valori e tradizioni. Non tutti, però, hanno questa preziosa fortuna a disposizione.
Ma organizzare l’estate non significa soltanto riempire le giornate; la vera sfida è renderle significative. In un’epoca in cui smartphone, videogiochi e social network occupano buona parte del tempo libero, il rischio è che le vacanze si trasformino in troppe ore trascorse davanti ad uno schermo. Serve pertanto trovare un equilibrio tra esperienze che stimolino autonomia, movimento e relazioni reali, senza demonizzare la tecnologia che va gestita con consapevolezza.
In questa grande macchina organizzativa c’è un aspetto spesso sottovalutato: la noia. Quella che molti genitori cercano di evitare a tutti i costi può diventare invece una risorsa preziosa: imparare a gestire il tempo vuoto, inventare giochi e scoprire interessi personali aiuta bambini e ragazzi a sviluppare creatività e autonomia.
I mesi estivi non dovrebbe essere soltanto un problema da risolvere, ma una bella occasione da vivere. Alla fine, i figli non ricorderanno il calendario perfetto ma il tempo trascorso, le emozioni vissute, le esperienze condivise e quelle piccole libertà che rendono l’estate una stagione speciale.
Da anni si discute in cerca di possibili soluzioni per aiutare le famiglie e offrire benessere ai giovani. Alcuni propongono una rimodulazione del calendario scolastico, con vacanze più brevi e distribuite nell’arco dell’anno; altri suggeriscono un rafforzamento delle attività educative promosse da Scuole, Comuni e Associazioni del territorio, con costi più contenuti per i genitori.
L’obiettivo dovrebbe essere trasformare le vacanze estive non in un semplice servizio di custodia e babysitteraggio ma in un’occasione di crescita, socializzazione e apprendimento.
Perchè questo accada serve una riflessione più ampia che coinvolga Scuola, Istituzioni e mondo del lavoro, perché ogni Giugno non ci si ritrovi ad affrontare le stesse difficoltà e ogni Settembre il problema non venga semplicemente rinviato all’anno successivo.
Le scuole chiudono, dunque. Ma le domande restano aperte.
E forse è urgente il momento di discutere non solo di come gestire l’estate dei figli, ma di come ripensarla.