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GIORGIONE 1510-2010
Giorgione, una vita nascosta
Musicista, cantante e “viveur”: così il Vasari, nelle sue “Vite”, ci tramanda la figura di “Zorzon” da Castelfranco. Ma la biografia del sommo pittore resta un enigma
Ma in realtà quella di Giorgione - l'uomo che rivoluzionò la pittura del Rinascimento, protagonista della straordinaria mostra del Cinquecentenario nella sua Castelfranco - è un'esistenza nascosta.
Wenceslaus Hollar (da Giorgione): "Autoritratto in veste di David" (particolare). Vienna, Albertina Museum
Di lui si sa poco o nulla e i documenti che certificano la sua biografia si contano sulle dita di una mano, tutti concentrati nella parte finale della sua vita che si spegne - probabilmente, per un contagio di peste - ad appena poco più di 30 anni.
Le date di nascita e di morte (1478-1510) non sono note agli archivi ufficiali, ma sono state tramandate da Giorgio Vasari che nelle sue “Vite”, dedicate alle biografie di grandi personaggi, descrive l'uomo, l'artista e la sua opera.
Anche il suo cognome è sconosciuto: l'autore della “Tempesta” e di altri capolavori assoluti del '500 è noto solo come “Giorgio”, ovvero “Zorzi” da Castelfranco, il suo luogo di nascita. Anche l'origine del suo soprannome - “Zorzon” ovvero “Giorgione” - lascia spazio a più interpretazioni, benché il Vasari non abbia dubbi a derivarne il significato “dalle fattezze della persona et la grandezza dell'animo.”
Non è dato a sapere dove il Vasari avesse attinto le informazioni per ricostruire la vita del misterioso artista, ma lo stesso biografo fu coinvolto dall'incertezza delle notizie. Nelle due versioni delle “Vite” la biografia del pittore di Castelfranco presenta numerosi cambiamenti. Nella prima versione, Vasari fa nascere “Zorzon” nel 1477 e lo colloca nei suoi primi anni di formazione a Venezia, dove entra in contatto con i circoli aristocratici con i quali l'artista condivideva la passione per le cose d'amore ( per le quali “si dilettava continuamente” ) e per la musica.
“Piacquegli il suono del liuto mirabilmente - scrive Vasari - anzi tanto, che egli suonava et cantava nel suo tempo tanto divinamente, che egli era spesso per quello adoperato a diverse musiche, et onoranze, et radunate di persone nobili”.
Insomma: secondo le “Vite”, Giorgione - oltre che un maestro eccelso della pittura - era un intrattenitore e un viveur, con una spiccata predilezione per gli affari amorosi. Nella seconda edizione delle “Vite”, l'esistenza di Zorzon fa invece un salto di un anno e la data di nascita viene corretta in 1478.
Men che meno si hanno dati certi sulla sua famiglia. Vasari lo descrive come “nato d'umilissima stirpe”. Un ragazzo di campagna e di povere origini, dunque, diventato un uomo importante solo ed esclusivamente grazie alle sue doti artistiche e di spirito. Ma un'altra descrizione contraddice tali notizie e Carlo Ridolfi ne “La Maraviglia dell'arte” (1648) afferma che Giorgione “nascesse in Vedelago d'una delle più comode famiglie del contado, di padre facoltoso.”
Se quel poco che si sa è fonte di contraddizioni, tutto il resto è leggenda. Alimentata anche dall'esiguo numero di capolavori sicuramente attribuiti all'artista, dal ridotto “corpus” di altri dipinti che da cinque secoli ne attendono l'attribuzione definitiva e dai tanti enigmi contenuti all'interno delle sue tele.
Comprese le “invenzioni” sulla stessa morte di Giorgione: secondo alcuni, causata da “male d'amore” per la fuga della sua amante con il suo allievo Pietro Luzzo da Feltre e secondo altri, provocata da un “abbraccio d'amore” con una donna malata di peste.
Il mito continua.