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ELEZIONI REGIONALI 2010

Tre “ricette” per la Sanità

Candidati a confronto in Sala Martinovich sui servizi socio sanitari. E Grazia chiede a Rete Veneta “di non essere ripreso”

Pubblicato il 20 mar 2010 · Visto 1.569 volte

Redazione · Redazione Bassanonet.it

Un incidente diplomatico squarcia la pacata atmosfera dell'incontro-confronto tra candidati alle elezioni regionali sui temi della Sanità, organizzato dal Coordinamento C.A.Sa. in Sala Martinovich a Bassano.
Raffaele Grazia, consigliere regionale uscente e candidato Udc, nel prendere la parola al microfono, chiede alla giornalista di Rete Veneta “di non essere ripreso” dopo “essere stato oscurato per cinque anni dall'emittente”.

Il tavolo dei relatori. Da sinistra: Massimo Ronchi (Lega Nord), Raffaele Grazia (Udc), il presidente del Coordinamento C.A.Sa. Dario Petri e Mauro Beraldin (PD).

Vane le rimostranze della collega con la telecamera: Grazia rincara la dose, la giornalista per qualche minuto rimane seduta e poi se ne va. Silenzio in sala e evidente imbarazzo di Dario Petri, presidente del C.A.Sa. e moderatore della serata.
Qualche minuto dopo, presentandosi al pubblico presente, anche il leghista Massimo Ronchi tornerà sull'argomento, dichiarando: “sono il candidato oscurato della Lega Nord”.
Imprevisti in diretta di un appuntamento il cui scopo era quello di instaurare un dialogo tra le associazioni del territorio che operano nel mondo socio-sanitario e gli aspiranti consiglieri regionali della prossima legislatura.
Confronto che, nonostante il “peso” dell'argomento trattato, ha registrato alcune defezioni. Dei cinque candidati annunciati all'incontro, ne erano presenti solo tre: oltre a Grazia e a Ronchi, è intervenuto Mauro Beraldin del Partito Democratico. Assenti invece Pasinato (Pdl) e Finco (Lega Nord).
“Penso - afferma nel suo intervento Raffaele Grazia - che c'è bisogno di affrontare la costruzione di un Piano Socio Sanitario che non ragioni ancora nella logica delle “schede”, ma nella capacità di definire se esista un determinato fabbisogno nel territorio veneto.
La nuova legislatura dovrà essere dedicata a definire una nuova presenza delle strutture socio sanitarie, evitando un percorso pericoloso di privatizzazione della sanità, con il sistema del project financing, al quale mi sono sempre opposto sia da assessore che da consigliere regionale. Il project financing è un grimaldello che permette un'intrusione non corretta nei servizi sanitari da parte di società private.”
“Il tema della partecipazione e dell'informazione è importante - rileva Massimo Ronchi -. La mancanza di comunicazione, per i problemi della Sanità, crea un gap di conoscenza. Un ruolo importante può essere giocato dalla Conferenza dei Sindaci, anche se ha competenze solo per le politiche sociali. Serve un'azione coordinata tra tutti i sindaci del territorio, i rappresentanti in Regione e le associazioni di volontariato per l'informazione ai cittadini.”
Ronchi si dice d'accordo con Grazia sul fatto che “non è pensabile che la Sanità sia delegata ai privati” e sulla “direzione in capo al settore pubblico delle strutture sanitarie”, ma con un distinguo. “Ci sono esempi significativi del privato in Sanità - sottolinea -, basti pensare alla “Città della Speranza” di Padova. E' giusto che i privati abbiano un loro ruolo, ma il “dominus” deve essere il pubblico.”
“In Italia - osserva Mauro Beraldin - facciamo il doppio degli esami clinici dei paesi europei sviluppati, abbiamo un carico di esami inutili. E' importante il ruolo dei medici di base e le UTAP di prossima attivazione permetteranno uno screening dei medici di famiglia prima di sovraccaricare le strutture specialistiche e il Pronto Soccorso.” “La politica - aggiunge - deve avere un ruolo minore nella nomina dei direttori generali delle Ulss. I reparti devono lavorare veramente in equipe e fare ricerca, sburocratizzando il lavoro di medici e infermieri.” “No ai privati nella Sanità - aggiunge Beraldin -, che sono solo frutto della logica del business.”
Sollecitazioni da parte del pubblico: Nicola Giangregorio rimarca che il sistema socio sanitario deve far fronte all'invecchiamento della popolazione e alla presenza di stranieri con patologie “dimenticate”.
Maria Pia Mainardi, già consigliere regionale, attacca la logica del project financing che ha già permesso, in alcune strutture, di “privatizzare i laboratori d'indagine”.
Giancarlo Andolfatto, presidente della Casa di Riposo, punta il dito sul problema della carenza di infermieri in un settore, come quello assistenziale per gli anziani, il cui servizio è sempre meno residenziale e sempre più sanitario.
Oscar Mazzocchin, presidente della Cooperativa Adelante, si dice preoccupato per i tagli al sociale che rischiano di innescare “una guerra fra poveri”.
E Adriano Guglielmini, presidente dell'Associazione a Tutela del Malato, invita i candidati che saranno eletti a tenere contatti stretti con le Conferenze dei Sindaci e con le associazioni del territorio per promuovere un miglioramento “a cominciare dalle piccole cose, che sono quelle più sentite dai cittadini.”
In precedenza Dario Petri, presidente del Coordinamento C.A.Sa., aveva presentato gli esiti dell'indagine sulla percezione della qualità dei servizi socio sanitari da parte degli utenti dell'Ulss n.3.
Con un risultato che fa riflettere: i cittadini hanno una grande fiducia nel proprio medico, ma una scarsa fiducia nel sistema. Per i prossimi amministratori del Veneto, non mancano certo le cose da fare.