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Le tasse sulla tavola

I Paesi europei tassano alcune tipologie di cibi? In Italia, per risparmiarsi convenevoli, il Governo tassa direttamente ogni cosa, grazie all'IVA al 21%.

Pubblicato il 24 set 2011 · Visto 3.065 volte

Redazione · Redazione Bassanonet.it

Tasse. Un problema all’ordine del giorno, non solo per l’Italia, ma per diversi paesi dell’UE, dove, negli ultimi mesi, la classe politica, dovendo far cassa, si è ingegnata mascherando da contributo alla salute pubblica un imprecisato numero di gabelle che stanno ricadendo sulla testa dei cittadini senza alcun beneficio concreto, fatto salvo il tentativo di rimpinguare le sempre più disastrate casse centrali.
E’ il caso della Francia, dove nei giorni scorsi il Governo Sarkozy ha deciso di tassare le bibite zuccherate, tra cui spicca, in cima alla lista, la famosissima Coca Cola, che per tutta risposta ha bloccato gli investimenti produttivi pianificati nel Paese.

Contado tuttavia che si tratta di un aumento di 1 centesimo di euro per bottiglia, si comprende come il fine dichiarato di proteggere la salute dei consumatori vacilli completamente e si faccia sempre più strada l’impressione che oramai non si sa più dove mettere mano per aggiustare le disastrate situazioni economiche.
La Francia non è comunque l’unico Stato a fare la crociata contro alcune tipologie di cibo. In giugno, infatti, il Governo ungherese, ultimamente assurto agli onori della cronaca per iniziative di stampo ultra conservatore (quali la nuova Costituzione), ha introdotto una tassa di salute pubblica, colpendo in maniera indiscriminata soft-drink, snack salati e altri alimenti preimballati, lasciando tuttavia intaccate specialità locali ad alto contenuto grasso. Anche in questo caso il Governo sembra più soddisfatto dalle valutazioni d’impatto che
indicano in 111 milioni di euro i ricavi annui della nuova tassa, che dalle critiche che vedono la manovra del tutto inutile sotto il profilo della salute pubblica.
A muoversi sulla stessa lunghezza d’onda anche la Svezia, con una tassa sulle bevande alcoliche, e la Danimarca, dove dal 1° ottobre sarà operativa la tassa sul grasso, che colpisce una miriade di cibi sulla
base del contenuto di grassi saturi. Anche in quest’ultimo caso, al Governo danese sembra stare molto più a cuore la possibilità di “ingrassare” i conti pubblici, piuttosto che la salute dei cittadini.
E nel nostro paese?
Il meccanismo è molto più velato, ma con il varo della manovra, che prevede l’aumento dell’IVA al 21%, lo Stato ha di fatto tassato la quasi totalità dei generi alimentari senza ricorrere ai meccanismi utilizzati dagli altri paesi, evitando così la fatica di mascherare la cosa sotto il profilo della salute pubblica e non accontentandosi dei soli generi alimentari, circostanza che lascerebbe il campo libero ad una tassa sui digestivi, che, davanti ad una simile manovra, arricchirebbe ulteriormente le casse statali.