Attualità
Il caso Peppa Pig
Ressa domenicale al Grifone per il personaggio dei cartoni animati mentre il centro storico sotto la pioggia rimane vuoto. Riflessioni a margine di un'abile trovata commerciale da Paese dei Balocchi
Per il resto, poco o niente. Il cuore della città - per usare un'espressione cara a Confcommercio - batteva a rilento. Niente di eccezionale, direte voi: in una triste domenica di pioggia, non si può pretendere di più.
Sono pienamente d'accordo, se non fosse per il fatto che - nello stesso momento - mi sono giunte segnalazioni di lunghissime code di auto in direzione del Grifone. Via Valsugana e via Capitelvecchio intasate, parcheggi dello Shopping Center esauriti. E' vero che i centri commerciali sono da sempre una meta domenicale preferita da molte persone: e non è questa la sede per capirne i motivi, lascio volentieri la spiegazione ai sociologi. Ma è pur vero che le brutte condizioni del tempo non giustificavano un simile e improvviso assalto alla diligenza.
Senonché, questa mattina, conversando con alcune persone al bar - primo centro di smistamento delle notizie - ho capito il perché di tanto spostamento umano. Ieri pomeriggio, al Grifone, c'era Peppa Pig. Peppa chi? Ma sì, Peppa Pig: la maialina rosa dall'abito rosso protagonista di un cartone animato inglese che sta spopolando tra i bambini di oggi.
L'abile ufficio marketing dello Shopping Center ha confezionato un pomeriggio su misura per le famiglie: “Peppa Pig incontra i bambini”. Quattro incontri di mezz'ora, uno ogni ora dalle 15 alle 18, in cui Peppa (ovvero un figurante in costume) è stata “a disposizione dei suoi piccoli fan, per scattare foto ricordo”. Te poi mainarte: invasione del Grifone garantita.
E' stata, se vogliamo, una trovata da Paese dei Balocchi. Finta e costruita ad arte, come tutte le iniziative promozionali che si rispettino. Ma ha funzionato, come funzionano - e da sempre - l'angolo delle foto con Prezzemolo o il finto ristorante dei pirati di Gardaland. Questione di gusti e di abitudini di massa.
Non penso che i negozi del centro commerciale, al cospetto di tanta folla domenicale, abbiano aumentato più di tanto il volume di affari. Sicuramente, chi avrà battuto scontrini a manetta saranno stati i bar interni della struttura.
Ma non è questo il punto: perché il caso Peppa Pig ci fa riflettere, più che per i fatturati degli esercizi del Grifone, per i concetti di “richiamo” e di “attrazione” che dovrebbero essere insiti nel Dna di una città dedita al commercio e al turismo di passaggio come la nostra.
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L'animazione nei fine settimana in centro storico a Bassano, checché ne dicano le solite cassandre o qualche consigliere comunale listato a lutto, in realtà non manca ed è anzi abbondante. Basta - per fare solo due esempi - fare un salto alla “Città dei Ragazzi” o alla sfilata dei carri di Carnevale: non c'è Pippa Pig che tenga. Eppure, a sentire i commercianti, “il centro storico sta morendo” e “il cuore della città rischia di non battere più”.
E allora dove sta il problema? Sta negli altri giorni della settimana, quando la gente pensa ad altre cose e tende comunque a fare la spesa da altre parti.
La recente serrata dei negozi e dei bar del centro storico ha puntato il dito, tra le altre cose, sulla “contrazione dei consumi” e sulla “proliferazione ed accerchiamento dei centri commerciali nell'immediata periferia”. Con una perentoria richiesta, rivolta da Confcommercio al Comune: “Vogliamo le stesse condizioni di accessibilità e parcheggio dei centri commerciali per competere alla pari”.
Già: ma se anche - ragionando per assurdo e lavorando molto di fantasia - domani mattina il Comune di Bassano decidesse di rendere gratuiti tutti i parcheggi della cintura oltre le mura (“Le Piazze” comprese), di concedere il parcheggio gratuito “mordi e fuggi” in centro come richiesto dalla categoria, e di bandire per sempre la parola ZTL dal proprio vocabolario, sarebbero in grado i negozi del centro di “competere alla pari”? Sarebbero pronti a concordare una politica dei prezzi più accessibile all'attuale potere di acquisto della maggioranza delle persone? Sarebbero propensi, per la causa comune, a promuovere servizi logistici condivisi per i fornitori e per la clientela, come nelle grandi strutture di vendita? Sarebbero disposti a mettere la mano al portafoglio, tutti insieme, per finanziare nuove occasioni di animazione e di promozione di immagine del loro “centro commerciale all'aperto”, anche nei giorni feriali, che non siano il solito mercatino di Natale o le quattro serate estive sotto le stelle?
Voler competere alla pari con i centri commerciali non vuole dire reclamare soltanto le stesse condizioni di accesso e di parcheggio, ma accettare anche un radicale cambio di mentalità manageriale, esteso e condiviso dall'intera categoria, al di là degli immediati interessi di bottega.
Se i commercianti del centro non se ne renderanno conto, rischieranno ancora e sempre di essere sconfitti dal primo maialino di passaggio.
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