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Il mondo di schiena

Nella Balconata di Palazzo Sturm a Bassano, per Operaestate Festival, Luca Scarlini ha raccontato un dipinto fuori da ogni schema: “Il Mondo Novo” di Giandomenico Tiepolo

Ci sono luoghi e spazi, nella nostra Bassano, che sanno offrire suggestioni uniche. Prendete la Balconata di Palazzo Sturm, per esempio.
E immaginatela di sera, con le luci accese all'ingresso del Palazzo, la voce amica del Brenta che sussurra di sotto e una leggera brezza che ristora gli affanni della calura diurna.
Giandomenico Tiepolo: "Il Mondo Novo" (particolare)
Giandomenico Tiepolo: "Il Mondo Novo" (particolare)

E' la cornice che ha reso ancora più godibile il viaggio nel tempo che Operaestate Festival ha proposto questa sera per la sezione “Ekfrasis: storie dell'arte” che racconta in parole e musica le opere della pittura veneta.
Compito affidato anche questa volta a Luca Scarlini, uomo di lettere e di drammaturgia e storyteller di raffinata capacità affabulatoria.
Il quale - accompagnato dagli intermezzi eseguiti al fagotto da Andrea Bressan con musiche dell'epoca - ha presentato un accattivante monologo su “Il Mondo Novo” di Giandomenico Tiepolo.
Un affresco strepitoso, e insieme stranissimo, realizzato “dall'ultimo pittore della Serenissima” (morirà infatti nel 1804, sette anni dopo la fine della Repubblica del Leone) per la villa di proprietà della famiglia Tiepolo a Zianigo, nel Veneziano, e oggi conservato a Museo del Settecento Veneziano a Ca' Rezzonico a Venezia.
Il dipinto raffigura un imbonitore da fiera che attira la folla presente con uno spettacolo di lanterna magica. Nella “macchina straordinaria” compare l'immagine del mondo (il “mondo novo”, appunto) che gli intervenuti sgomitano per vedere, rimanendo a bocca aperta.
Ma è quello che possiamo in realtà soltanto immaginare: la lanterna nel dipinto non si vede e, soprattutto, le figure sono quasi tutte di schiena. Perché al futuro, con tutte le sue incognite rappresentate sullo sfondo da un paesaggio totalmente assente, non ci si rivolge voltandogli le spalle. E la scena raffigurata, con un ardito cambiamento di prospettiva, non tiene più conto del punto di vista dello spettatore.
L'affresco è stato pensato e realizzato dal suo autore in piena libertà espressiva: dacché il buon Giandomenico non lo dipinse su commissione, ma per puro estro personale su una delle pareti della sua dimora.
Del resto un'opera così fuori da ogni schema, che non celebrava l'oramai decadente gloria di Venezia ma presagiva anzi l'arrivo dei “tempi nuovi”, non avrebbe avuto mercato.
Scarlini, nel suo racconto di scena ricco di incroci e di riferimenti, ha brillantemente sviscerato i significati di un dipinto così coraggiosamente “diverso” - non solo per la sua epoca -, così lontano dai fasti figurativi e celebrativi del padre Giambattista Tiepolo e così rappresentativo, in realtà, dell'irreversibile crepuscolo della Serenissima.
Un preludio all'atto finale di una storia millenaria in una Venezia dove il Carnevale, che richiamava nel tardo Settecento visitatori da tutta Europa assieme alle tante altre feste che si svolgevano durante l'anno, altro non era che uno spettacolare espediente per esorcizzare l'imminenza della fine.
E' un'allegoria inquieta, libera e controcorrente: e per questo straordinariamente moderna.

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