Cronaca
L'utero e il fucile
Sui social pesanti insulti e minacce anche di morte all'assessore regionale Elena Donazzan dopo la sua adesione alla campagna contro l'utero in affitto. Lei replica: “Siete dei codardi, vi aspetto dove volete”
La campagna viene svolta attraverso la proposta di una petizione che è indirizzata al governo e al parlamento e che annovera in queste ore un'adesione eccellente: quella dell'assessore regionale del Veneto Elena Donazzan. Che sul proprio profilo Instagram ha postato ieri il seguente messaggio: “Sosteniamo con forza la campagna del movimento @provitaonlus e di @generazionefamiglia contro l'utero in affitto: con l'utero in affitto la dignità delle donne viene calpestata per accontentare l'egoismo dei ricchi committenti. Altro non è che un business e a farne le spese sono proprio le donne, trattate come schiave, e i bambini, vittime indifese di questo scempio!”.
Apriti cielo: oggi l'assessore regionale si è ritrovato il canale social “zeppo di insulti e minacce”, tra cui anche minacce di morte (scrive uno dei post: “commenta tu che intanto io carico il fucile per ammazzarla va'”). È stata la stessa Donazzan a denunciare l'accaduto, tramite un comunicato stampa trasmesso in redazione.
“Stamattina, al mio risveglio - riferisce l'esponente politico bassanese - ho trovato il mio profilo Instagram zeppo di insulti e minacce per la mia adesione alla campagna #stoputeroinaffitto. Offese contro di me e contro i Veneti, offese contro chi la pensa come me, e dunque contro la stragrande maggioranza di chi ragiona in maniera sensata: non bastasse ciò, pure alcune minacce.” Il comunicato riferisce che “da una prima analisi delle interazioni, l’azione ha avuto inizio dopo la condivisione da parte di Generazione Famiglia della instagram-story di Donazzan (attualmente non più disponibile)” e che “ad attaccare il profilo dell’assessore regionale sono stati principalmente haters di quest’ultima associazione, soliti nel pubblicare le proprie opinioni in maniera offensiva”.
Afferma l'esponente politico bassanese: “Da quale pulpito viene la predica! Dagli esperti di democrazia, di diritti, di amore e di pace… che al primo pensiero diverso dal loro si manifestano per ciò che sono, leoni da tastiera, odiatori seriali, figli viziati di una società buonista.” “Non mi lascio intimidire da questi individui - conclude l'assessore regionale -. Ho rimosso i loro commenti perché non posso accettare offese in cambio dell’esternazione di un mio pensiero: non ho costretto nessuno di loro a seguirmi, se non condividono le mie idee sono ben liberi di seguire qualcun altro, ma non certo di offendermi. E a chi ha minacciato di ammazzarmi a fucilate rispondo: ti aspetto dove vuoi visto che i codardi siete voi, non di certo io!”.
Nel pomeriggio è stato trasmesso alle redazioni anche un messaggio del governatore Luca Zaia. “Rivolgo all’assessore Donazzan la mia più totale solidarietà - dichiara il presidente della Regione Veneto -. In un mondo civile si rispettano le idee di tutti, altrimenti non ha senso parlare di democrazia e libero pensiero.” “Su questi temi - conclude Zaia - ognuno risponde alla sua coscienza. Si può condividere o no una posizione, ma l’offesa e la minaccia sono lo strumento più sbagliato. Inaccettabile, sempre e comunque.”
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