Attualità
L'ora legale
La giunta comunale chiede il parere di un avvocato sulla possibilità di intraprendere un'azione civile o penale per la “diffamazione patita” con riferimento alla vicenda del restauro del Ponte
Può però anche accadere che un atto di diffamazione venga ravvisato in circostanze che non sono contemplate dal Codice. È il caso della delibera con la quale la giunta comunale di Bassano del Grappa ha approvato un “Atto di indirizzo per l'elaborazione di un parere pro veritate in ordine all'eventuale possibilità di intraprendere un'azione civile o penale in relazione alla possibile diffamazione patita con riferimento alla vicenda del restauro del Ponte Vecchio”. Il giro di parole è infinito, ma la sostanza è chiara.
Secondo l'Amministrazione comunale, la città di Bassano sarebbe stata diffamata dalla vicenda del restauro del Ponte e in particolare dal comportamento dell'ex impresa appaltatrice: la Nico Vardanega Costruzioni Srl, a cui il Comune di Bassano ha revocato l'appalto con la risoluzione in danno del contratto e che oggi è in liquidazione.
Nel testo della delibera la giunta comunale rileva che “tra i danni patiti dalla Città possa essere ricompreso anche un danno all'immagine dalla vicenda del mancato restauro del Ponte Vecchio per la disorganizzazione dell'appaltatore Vardanega e il suo contemporaneo attivismo verbale-comunicativo con i media in forma di annunci, interviste ed affermazioni fuorvianti ed erronee”. Dalla stanza dei bottoni di via Matteotti emerge pertanto la necessità di “una valutazione attenta e puntuale del danno reputazionale e di immagine potenzialmente subito dal Comune di Bassano del Grappa”.
E poiché - come già stabilito in tante altre delibere e determine di incarico legale per la Pontenovela - per svolgere questo compito viene constatata “la mancanza di figure professionali idonee” nell'organico dell'ente comunale, ecco che viene sancito allo scopo l'ennesimo affidamento all'avvocato di turno, che sarà prescelto dai competenti uffici.
Il legale dovrà appunto elaborare un parere pro veritate e cioè un parere “nell'interesse della verità” con il quale l'avvocato, esaminata la questione, indica al cliente (in questo caso il Comune di Bassano) gli scenari e le soluzioni giuridiche, sia favorevoli che sfavorevoli per il cliente stesso, in caso di avvio di un'azione giudiziaria.
Questione che, come ho già scritto sopra, riguarda la volontà dell'Amministrazione Poletto di intraprendere “un'azione penale o civile” per “l'eventuale diffamazione patita” dalla vicenda del restauro a seguito della risoluzione del contratto con Vardanega.
Ma anche, come scrive ancora la delibera, “dalla rappresentazione dei fatti inerenti l'iter del cantiere del Ponte degli Alpini come avvenuta su tutti i media (stampa locale e nazionale e commenti pubblicati sui social media)”. La giunta comunale ha fretta di farlo: tra poco più di un mese il mandato scade e nel documento viene richiamata “l'imminenza del termine per depositare la memoria difensiva”. Su questa estenuante storia infinita scatta ancora una volta l'ora legale e la questione si indirizza quindi nuovamente verso le aule di un Tribunale, per quella che - qualora l'avvocato esprimesse un parere positivo alla richiesta dell'Amministrazione - non sarà l'unica causa giudiziaria, e questa volta non intentata dal Comune, conseguente a questa vicenda.
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