El Tormenton
La città confusa
Discussioni, distinguo, polemiche. Il tema della “Grande Bassano” rischia già di stufare
Una cosa è certa: in mancanza di altri temi rilevanti riguardo all'attività dell'amministrazione comunale bassanese, di qualcosa bisognerà pur parlare.
E l'argomento della “Grande Bassano” ben si presta a riempire gli spazi mediatici che altre e più urgenti priorità amministrative non riescono ad occupare. Mi concentro su Bassano del Grappa - e non sugli altri Comuni contermini che su questo “progetto” risultano in gran parte latitanti - perché è indubbio che occuparci dell'aspirazione a diventare una “città diffusa” significa in realtà occuparci della presunta leadership di quello che dovrebbe essere il Comune di riferimento del nostro territorio. Ma qui e adesso non me ne occupo perché fonderei la tastiera a forza di scrivere. Quello su cui invece vorrei concentrare la mia e la vostra attenzione è l'indefinitezza del concetto stesso di “Grande Bassano”, su cui gli stessi sindaci intervenuti a quel confronto pubblico non hanno trovato l'accordo.
Cosa si intende, cioè, con “Grande Bassano”? Un'unica entità amministrativa, frutto di un lungo, complesso, azzardato e assai difficile processo di fusione tra gli attuali Comuni del comprensorio bassanese? Oppure un insieme di municipalità autonome, quali sono oggi i nostri Comuni, che tuttavia condividono gli stessi e identici servizi per tutti i cittadini, concordati e messi in atto a livello sovracomunale? Logica vuole che l'opzione 2 sia la più praticabile. O, se preferite, la meno impraticabile. La strada è comunque lunga e tortuosa, perché si tratta di sradicare secoli di campanilismo applicato.
La mentalità localistica è insita nelle nostre genti venete e nei loro amministratori, per la maggior parte propensi a curare prevalentemente il proprio orticello. Non si tratta necessariamente di un limite, dal momento che questo modo di vedere le cose ha prodotto quel famoso “policentrismo” che a sua volta ha generato l'epoca d'oro del Nordest economico e produttivo. Ed è un localismo convinto che alla serata del G.I.S.P. è stato ben esemplificato dai due sindaci - guardacaso, entrambi leghisti - di Cartigliano e di Rosà, Germano Racchella e Paolo Bordignon. Il primo che si è spinto a dichiarare di “essere disposto a condividere i servizi con chiunque, anche con Nove”, ma a sottolineare anche e subito dopo che “Cartigliano deve rimanere Cartigliano”. Il secondo, invece, che ha voluto puntualizzare sul progetto della “Grande Bassano” quanto segue: “Io entro a far parte di un progetto quando questo progetto mi dà una cosa in più di quello che ho già.”
Per la serie: parliamone pure, ma io distinguo. Altro che “città diffusa”. Qui ci troviamo di fronte, più che altro, a una “città confusa”.
L'ho già scritto nel mio resoconto sulla serata a Santa Croce e sono costretto a ribadirlo anche adesso. La “Grande Bassano”, per quanto ancora indefinita nei termini, altro non è che l'ennesima riproposizione del sogno di una “Bassano allargata” che ha già prodotto negli anni e nei decenni altre forme di progettualità megalomani, di cui quella attuale è diversa nel nome ma non nelle aspirazioni più o meno dichiarate.
Tentativi di grandezza che si chiamano (o si chiamavano) Provincia di Bassano del Grappa, Area Vasta, Smart City della Pedemontana. Qualche altra forma “aggregativa” degli “attori” territoriali è stata invece realizzata, come il “Forum degli Interessi dell'Area Bassanese” dei tempi che furono, ma per l'appunto si è trattato di esperienze che hanno avuto un inizio e una fine, per esaurimento effettivo e naturale di volontà politica.
Anche il progetto del Marchio d'Area per lo sviluppo dell'attrattività turistica del territorio, che oltre i promotori privati vede coinvolti i Comuni del comprensorio tramite l'IPA Pedemontana del Brenta, è costantemente fermo sulla pista di decollo. Tuttavia tra i corresponsabili del suo grave ritardo ci sono anche quelle stesse categorie economiche che risultano tra i partner del Tavolo di Marketing Territoriale e che oggi tuonano per la “latitanza di Bassano” nel percorso costitutivo della “Grande Bassano”.
Diventare grandi, in ogni senso, significa diventare adulti. Ma tra sogni per il futuro e incomprensioni del presente, Bassano del Grappa e la sua area territoriale di riferimento sembrano eternamente relegate alla fase dell'adolescenza.
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