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Modalità lettura 1 - n.24
Raccolte di racconti, da Hemingway e Carver, alla Munro: uno sguardo visionario rivolto nel tempo alla quotidianità della vita americana
Rimanendo a Hemingway, I quarantanove racconti (riediti da Oscar Mondadori, 2016, 518 pagine, 14,50 euro), con i suoi celebri Su nel Michigan, Le nevi del Kilimangiaro, La breve vita felice di Francis Macomber, diversi dei quali hanno ispirato la realizzazione di altrettanto celebri film, e dove fa la sua apparizione Nick Adams, alter ego dello scrittore, riservano qualche giro sull’ottovolante che illumina fortemente scorci interessanti sull’opera romanzesca dello scrittore, spesso relegata a maglie troppo strette a un poker di tematiche note a tutti (guerra e corrida, caccia e pesca) o a impressioni ricorrenti che tracciano impropriamente un asse di parallelismi autore-personaggi spesso soggetto a distorsioni e forzature (lo si è spesso accusato di un forte machismo, ad esempio).
Restando in zona, sempre negli Stati Uniti, quasi due guerre mondiali dopo un altro autore famoso per i suoi racconti e lo stile in cui furono redatti — ora è possibile leggerli anche nella stesura originale — è Raymond Carver, che in Di cosa parliamo quando parliamo d'amore (Einaudi, 2015, 145 pagine, 11 euro) e poi in Cattedrale (candidato al Pulitzer) ha raccontato la grigia quotidianità, anche illividita, del vivere quotidiano comune alla classe media “americana” del secondo Novecento. Attualmente, il singolo racconto che compare maggiormente nelle antologie di racconti che pescano oltreoceano, è tratto da The Things They Carried di Tim O’Brien, autore contemporaneo di frequente collocato a fianco dei cosiddetti “mostri sacri” e antologizzato insieme ai racconti di Joyce Carol Oates, John Updike, Flannery O’Connor, Richard Ford, John Cheever, Tobias Wolff e Donald Barthelme.
Non solo uomini: su nel Canada, imperdibili sono i racconti di Alice Munro, premio Nobel per la letteratura nel 2013.
Molti racconti consentono di allargare lo sguardo, concessa a prestito al lettore la visionarietà che è appannaggio della letteratura e degli scrittori, a quell’America narrata solo a frammenti e per immagini (consegnati alla storia i cambi di tinta per capelli di un ex presidente) che tanto occupa la nostra attualità.
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