Libri
Modalità lettura 2 - n.4
Una recensione di Un soffio di vita, libro postumo di Clarice Lispector, considerata la maggiore scrittrice “brasiliana” del secolo scorso
Un libro definitivo, l’ha appellato la sua artefice, che è stato scritto nella sofferenza, ha dichiarato, che eppure trasuda un amore viscerale per la vita e per le parole, quelle che scavano e arrivano al nucleo dell’esistenza, sia essa qui, in luoghi che conosciamo, o già non più qui, in un altrove che viene guardato in faccia da una donna che non è più donna, né malata, né russa, né brasiliana, ma uno scrittore che vive il “non tempo sacro della morte trasfigurata”. Tra le pagine, in un libro nel libro, va in scena in un flusso di corrente più calda il gioco di un dialogo tra l’autore e la sua creatura, Ângela, un personaggio dal nome non scelto a caso a cui l’autore dà vita e che nel contempo consente a lui di vivere osservandola come creatura fuori da sé (una donna pulviscolo, una stella cometa): gli esseri che si animano nell’artificio in realtà non sono due, ma uno solo, anche se entrambi scrivono, e gemono (viene scritto).
Ogni parola qui è importante, entrati nel labirinto del testo, si cerca di coglierne la struttura, si ammira un lavoro al telaio che sembra mai composto, quasi magico, poi ci si arrende a questa dimostrazione in bianco e nero dell’incompiuto che governa la coniugazione sogno-pensiero-essere, pedine anche noi lasciate e prese, comparse in un non-luogo che evoca le atmosfere del più celebre Castello, di Kafka. Franz Kafka è spesso citato accanto al nome della Lispector, ma c’è qualcosa di più teatrale, se possibile, e di votato interamente al culto della parola nell’opera della scrittrice; nell’immersione nella temperie di questo libro si sentono le forti vibrazioni e i toni scuri che ricordano gli scritti di Joan Didion. Il racconto termina in un’alba che sancisce un distacco, una di quelle da 4:48 del mattino cantate da Sarah Kane, ma finisce in vero con tre punti di sospensione, in una conclusione che non poteva essere altrimenti segnata, non dicibile, un soffio di vita.
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