Attualità
La Contro Revolución spiegata dai cubani bassanesi
L’isola è in ginocchio ed è difficile inviare anche beni di primo soccorso.
Il “mito” di Fidel Castro (mito evidentemente per gli amanti del genere) è tramontato da tempo e nell’isola la successione quasi-ereditaria del gruppo di potere castrista non è più considerata intoccabile da gran parte della popolazione. I social hanno amplificato in tutto il mondo i malumori “cronici” della società cubana e il Covid in aggiunta ha dato l’ennesimo appiglio al malessere sociale portando alle proteste di piazze ed a una contestazione strisciante.
«La mia generazione – prosegue Roxana – aveva Fidel come leader e ci sembrava quasi che non ci fosse una alternativa possibile. Personalmente non ho subito alcuna repressione ma adesso nessuno nega più le repressioni che ci sono state contro gli omosessuali, contro gli oppositori politici o i religiosi. A Jagüey Grande, il mio paese d’origine, non ci sono più giovani, sono tutti emigrati, passano dall’Ecuador senza visto e poi cercano di trovare rifugio negli Stati Uniti. Le comunità in giro per il mondo sono forti e non hanno timori, in primis quella di Miami. Tutte stanno raccogliendo materiale medico e sanitario. Perché manca davvero tutto: i miei amici mi dicono che i pazienti nelle case psichiatriche non assumono le medicine per i loro disturbi da più di 6 mesi».
Anche dai media internazionali si apprende di intere cittadine spopolate dai più giovani e abitate solo da anziani, una situazione sociale ed anagrafica che aiuta ancora il governo cubano a non avere diffusi problemi di ordine pubblico.
«#SOSCUBA è l’hashtag che accomuna la nostra battaglia sui social. Il presidente ha paura dei social, dopo le grandi manifestazioni di piazza ha fatto oscurare internet per 3 giorni. E in televisione pubblica nomi e cognomi e gli screen shot di quello che scrivono gli attivisti sui social». Per la libertà cubana qualche settimana fa in centro a Vicenza è stata organizzata una mobilitazione, più di cento persone in Piazza Castello a gridare “Patria y Vida” (Patria e Vita) in contrapposizione al motto del regime “Patria o Morte” (Patria o Morte).
«La nostra priorità è far conoscere la situazione drammatica di Cuba - spiega Andrea Bezze che con il cubano Daniel Mena è stato uno dei due promotori del flash mob – e cercare di mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica anche qui da noi. Se ne parla troppo poco, ci sono dei silenzi scandalosi. La sinistra nostrana non ha detto una parola sulle violenze che non si possono ormai più sopportare. A settembre contiamo, grazie ad un canale politico che abbiamo aperto, di portare un documento in Consiglio regionale del Veneto».
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