Arte
Umanica. Uno sguardo a uomo e futuro, con Dif.fusione
Chiusura domenica 9 novembre, per l'interessante mostra di opere di Franz Chi in Chiesetta dell'Angelo
Protagoniste dell'esposizione alcune opere di Franz Chi, artista padovano, in dialogo tra presente e futuro, tra tecnologia e corpo e mente umani.
Ad accogliere al centro dell’edificio una figura in ginocchio, disperata o penitente, che si copre gli occhi: un uomo costruito con una rete azzurroverde, o imbrigliato in essa, attorniato da foglie, edera e magnolia. A tenerlo al guinzaglio, o ancorato con una sorta di cordone ombelicale, un volto dalla foggia classica e dalle dimensioni imponenti, l’espressione del tutto indifferente, che si scopre avvicinandosi rappresentare Moloch. Datazione dell’opera, 2025: ora.
Nei dintorni, altre opere con aspetto “umanico” realizzate in terracotta dipinta, materiali sintetici e parti metalliche evocanti elementi classicheggianti e immaginario di matrice letteraria, o cinematografica, o il mondo dei fumetti. Torso e ali d’acciaio per una Nike targata 3423; una coppia di umanoidi alla Philip Dick, maschio e femmina, che si accarezzano dolcemente; un trio di dee-muse (476) le cui ombre si stagliano su pannelli bianchi; crani con il cervello scoperto intenti a interagire con congegni futuristici, o neanche tanto.
Franz Chi ha spiegato che i pezzi metallici che compongono le opere sono materiali di recupero, o comunque di uso comune, mutuati da ricambi industriali. Aleggianti, immagini che fanno andare la mente a scene di Edward mani di forbice inframezzate da contesti legati alla moda, ai manichini perfetti da esposizione: le creature femminili sono tutte anonime e dalle forme ideali, a dichiarare un’utopica visione dell’armonia incarnata nel corpo di donna.
La datazione delle opere non è casuale, se Il mondo ai tuoi piedi dichiara l’anno 1250 a.C.,Un nuovo mondo è datata 1492; a Exodus è attribuito il 1945.
L’allestimento, con i suoi chiaroscuri e i giochi di luce costruiti con sapienza, esalta forme reali e illusione. Integrata alla visita, è presente una colonna sonora a tratti di matrice berlinese underground, che ha nei toni e negli intenti il turbamento. La vocazione a lasciarsi turbare è strettamente personale: di fronte a immagini come queste, dove la macchina è parte dell’uomo e potrebbe sostituirsi anche in tutto a sue espressioni e funzioni, si può provare preoccupazione, o semplice curiosità. La natura morta che fa la sua apparizione nell’ex luogo di culto accogliente la mostra è indifferente — tutto sommato lo è anche quella viva, rispetto ai nostri progetti più o meno partecipati per l’immediato futuro.
L’arte contemporanea, come sempre è intesa nei progetti di Dif.fusione, fornisce occasioni per esercitare il pensiero, creare contesti di espressione personale, invitare all’ascolto e al dialogo: questa mostra aggiunge un altro tassello (o tessera) al progetto, e conferma propositi e intenzione.
La mostra, che dal giorno dell’inaugurazione, lo scorso 16 ottobre, ha accolto molti visitatori, rimarrà aperta nei giorni di sabato 8 e domenica 9 novembre, dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. L’ingresso è libero.
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