Attualità

Sanità veneta, tra conti e camici

La Quinta commissione approva il piano personale 2026 del servizio sanitario regionale. Tra tetti di spesa e nuove assunzioni resta il nodo delle esternalizzazioni per garantire la stabilità dei servizi e la qualità delle cure

La Quinta commissione consiliare permanente del Veneto, competente in materia di politiche sociosanitarie e presieduta da Manuela Lanzarin, ha espresso parere favorevole – con i voti della maggioranza – al provvedimento della Giunta regionale che stabilisce le disposizioni per il 2026 sul personale del Servizio Sanitario Regionale e sulla specialistica ambulatoriale interna.
Alla seduta erano presenti anche la vicepresidente Chiara Luisetto, la segretaria Silvia Calligaro e l’assessore regionale al Sociale Paola Roma.

Il provvedimento, denominato PAGR 9, fornisce alle Aziende sanitarie indicazioni operative sulla gestione del personale, fissando obiettivi di costo, regole per il reclutamento – sia dipendente sia autonomo – e criteri per orientare le scelte tra internalizzazione ed esternalizzazione dei servizi.
L’intenzione della Regione è quella di garantire maggiore uniformità gestionale tra le aziende e mantenere sotto controllo la spesa, in una fase in cui il sistema sanitario deve affrontare pensionamenti, difficoltà nel reperire specialisti e una crescente pressione sulla domanda di cure.
Ora qualche interrogativo resta legittimo. Se da un lato l’esigenza di governare i costi è comprensibile, dall’altro il rischio è che la sanità venga guidata più da equilibri di bilancio che da una visione strutturale sul personale. La crescente apertura a forme di lavoro autonomo e l’attenzione ai processi di esternalizzazione, per esempio, sollevano una domanda inevitabile: si tratta di strumenti temporanei per affrontare le difficoltà attuali o di un modello destinato progressivamente a consolidarsi?
Il Veneto continua a rappresentare uno dei sistemi sanitari regionali più solidi del Paese, ma anche qui emergono segnali di affaticamento organizzativo.
La vera sfida non sarà solo contenere i costi, ma riuscire ad attrarre e trattenere professionisti in un settore che resta il cuore della sanità pubblica.
La commissione ha inoltre esaminato il Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) 2026-2028 e la relativa nota di aggiornamento.
Il parere verrà espresso nella seduta dell’11 marzo, prima del passaggio alla Prima commissione.
In prospettiva, il punto centrale resta uno: la gestione del personale sanitario non può essere solo una questione amministrativa. Dalle scelte che verranno fatte nei prossimi anni dipenderà l’equilibrio tra sostenibilità economica, qualità dei servizi e ruolo del pubblico nel sistema sanitario. Se le misure serviranno a rafforzare la struttura del servizio regionale, potranno rappresentare un passaggio utile. Se invece dovessero diventare soltanto strumenti di gestione emergenziale, il rischio è quello di rinviare problemi che, prima o poi, torneranno a presentarsi con ancora maggiore forza.

Approfondisci su questi argomenti

Vai all'indice argomenti

Commenti

0 interventi

Nessun commento ancora

Sii il primo utente Premium a intervenire.

Accedi con un account Premium per commentare.

Altro di Attualità

Altro di News

Più visti