Attualità
Da Venezia il via a Operaestate 2026: Bassano torna palcoscenico internazionale
Oltre 110 spettacoli e 680 artisti da 15 Paesi: tre mesi di programmazione tra grandi nomi, nuove produzioni e un festival sempre più aperto alle comunità
Con la 46ª edizione di Operaestate Festival Veneto, in programma da fine giugno a metà settembre, Bassano del Grappa e la Pedemontana si trasformano in un sistema performativo diffuso, dove oltre 110 spettacoli e 680 artisti provenienti da 15 Paesi ridisegnano i confini delle arti dal vivo.
Il dato quantitativo restituisce solo in parte la portata del progetto.
Operaestate si conferma infatti come una piattaforma produttiva e curatoriale capace di attivare relazioni tra artisti, istituzioni e comunità, con un programma che alterna grandi nomi, nuove creazioni e un investimento strutturale sui talenti emergenti. Al centro, una visione: usare i linguaggi della scena per interrogare il presente e costruire nuove forme di partecipazione culturale.
La danza invade lo spazio urbano
Ad aprire il festival è, ancora una volta, la danza, ma con una vocazione sempre più urbana e partecipativa. La parata luminosa della compagnia Remue-Ménage attraversa il centro storico trasformandolo in un paesaggio onirico, mentre Chiara Frigo firma uno degli eventi più attesi con A Human Song, una coreografia collettiva che coinvolge direttamente il pubblico.
Accanto, le nuove creazioni di Daniele Albanese e Ayelen Parolin esplorano energia, ritmo e dinamiche di gruppo, mentre Roberto Zappalà costruisce un dialogo serrato tra danza e musica, fino all’incontro con il pianista Ramin Bahrami. Una sezione che alterna firme consolidate e nuove generazioni, mantenendo una forte apertura internazionale.
Teatro tra identità e memoria
Nel teatro, il festival continua a muoversi lungo una linea che intreccia ricerca artistica e racconto civile.
La compagnia Anagoor propone una riflessione sul rapporto tra arte e violenza, mentre Davide Enia porta in scena una narrazione personale e politica sul tema della mafia.
Spazio anche a nuove drammaturgie e riletture contemporanee, come il lavoro di Enrico Ianniello, e a progetti che dialogano direttamente con i luoghi: dalle ville venete ai paesaggi della Valbrenta, fino ai siti legati alla memoria della Grande Guerra. Il teatro esce dalla scatola scenica e diventa esperienza immersiva, spesso costruita a partire dalle storie delle comunità.
Musica senza confini
La musica si articola in un percorso trasversale che unisce repertori e pubblici. Dall’evento inaugurale sul Ponte Vecchio con Händel e i fuochi d’artificio, al ritorno dell’opera con Cavalleria Rusticana diretta da Marco Angius, il programma alterna tradizione e sperimentazione.
Il jazz trova spazio con Paolo Fresu e il suo omaggio a Miles Davis, mentre la canzone italiana viene riletta attraverso linguaggi contemporanei nel tributo a Lucio Battisti firmato da Peppe Servillo. Accanto, la classica dei giovani talenti e i concerti “ambientati”, pensati per dialogare con il paesaggio naturale.
B.Motion, il cuore della ricerca
Dal 21 al 30 agosto torna B.Motion, sezione dedicata ai linguaggi del contemporaneo, con 38 spettacoli e un fitto calendario di incontri, residenze e workshop. È qui che il festival concentra la sua vocazione più sperimentale, ospitando artisti emergenti e progetti internazionali.
Il focus 2026 guarda alla scena svizzera e lituana, mentre il tema dell’accessibilità attraversa l’intera programmazione, con lavori che mettono al centro corpi, differenze e nuove modalità di fruizione.
Circo e nuove generazioni
Il circo contemporaneo trova spazio sotto lo chapiteau del Parco Ragazzi del ’99, con spettacoli che uniscono tecnica, narrazione e ricerca visiva. Un linguaggio sempre più centrale, capace di intercettare pubblici diversi.
Parallelamente, il Minifest conferma l’attenzione verso l’infanzia e le famiglie, con una programmazione dedicata che intreccia immaginazione e temi contemporanei, affiancata da una sezione internazionale.
Un modello culturale
Sostenuto da una rete ampia che coinvolge istituzioni, enti culturali e partner internazionali, Operaestate si consolida come un modello di progettazione culturale integrata.
Non solo una rassegna, ma un dispositivo capace di attivare economie, relazioni e processi creativi.
In un’estate che si annuncia densa e stratificata, il festival ribadisce la propria identità: un luogo — diffuso, aperto, plurale — dove le arti performative diventano strumento per leggere il presente e immaginare nuovi orizzonti.
Commenti
0 interventi
Nessun commento ancora
Sii il primo utente Premium a intervenire.
Accedi con un account Premium per commentare.