Attualità
Scuola, oltre 1600 firme contro i blitz di Valditara a Marostica
Mobilitazione strordinaria nel vicentino dopo i recenti fatti di cronaca. Il comitato "Aula 33" e i 1.617 firmatari respingono la tesi dell'indottrinamento, parlando di una vera e propria "campagna di criminalizzazione"
Il caso, inizialmente circoscritto alla provincia veneta, ha rapidamente assunto una dimensione nazionale. Sotto accusa, secondo i promotori della raccolta firme, ci sono gli interventi di esponenti politici del territorio come Anna Cisint, Silvio Giovine ed Elena Donazzan, affiancati dalla minaccia di ispezioni ministeriali paventata dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara. Interventi definiti dai firmatari come una "violenta campagna politica e mediatica" tesa ad alimentare "odio, sospetto e propaganda" attorno a un progetto regolarmente approvato dagli organi collegiali e condiviso con le famiglie.
I numeri della mobilitazione tracciano una geografia precisa della protesta: delle 1.617 firme complessive, ben 1.125 sono state raccolte a Vicenza e provincia, mentre 492 adesioni sono giunte da fuori territorio, segno che la vicenda ha sollevato un dibattito di rilevanza nazionale sulla tutela della scuola. Tra i firmatari si contano ben 714 docenti.
La risposta del personale scolastico evidenzia una saldatura tra le principali realtà educative del vicentino. Tra le scuole superiori che hanno aderito all'appello figurano istituti storici come i licei Quadri, Pigafetta, Lioy e Fogazzaro di Vicenza, il Corradini e il Tron Zanella Martini di Thiene, oltre agli istituti tecnici e professionali Rossi, Da Schio, Piovene, Chilesotti, Garbin, Ceccato, Marzotto-Luzzati, Boscardin, De Pretto, Fusinieri, Masotto e Scotton. Accanto a loro, massiccia la presenza degli istituti comprensivi, estesa dall'Alto Vicentino alla Pedemontana, dall'area bassanese fino all'Altopiano di Asiago.
Il comitato "Aula 33" contesta apertamente la gestione del ministero, segnalando un clima di "intimidazione costante" alimentato dalle circolari sul rispetto del pluralismo e della par condicio. I docenti respingono i tentativi di criminalizzazione del proprio lavoro e rivendicano l'applicazione dell'articolo 2 della Costituzione sui doveri inderogabili di solidarietà. "La scuola", conclude la nota del comitato, "non può essere ridotta a luogo di obbedienza passiva, silenzio e paura, ma deve rimanere uno space libero, pluralista e democratico". Nella lettera aperta diffusa dal comitato non mancano affondi diretti alla destra di governo, accusata di tenere un atteggiamento "ostile verso l'istruzione pubblica", citando anche i recenti attacchi a incontri scolastici con i direttori di emittenti locali.
L'appello si chiude con un messaggio netto: "A Cisint, Donazzan, Giovine un bel due in Educazione Civica. Alle colleghe e ai colleghi di Marostica diciamo con chiarezza: non siete soli".
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