Radici
Mitologia Bassanese
Le origini della città attraverso leggende, tradizioni e immaginari del passato
E tra queste città, non può certo mancare la nostra Bassano del Grappa, che affonda le proprie radici in tempi remoti, dove storia, mitologia, tradizione e credenze popolari confluiscono in curiose narrazioni.
Molte di queste riconducono a un’origine ellenica, nel tentativo di nobilitare la città scongiurandone la discendenza barbarica. Come frequentemente accadeva, anche Lorenzo Marucini, nel suo ‘’Il Bassano’’ (1577), rielabora la tradizione antica, giungendo a citare Tito Livio per attribuire la fondazione della città all’eroe troiano Antenore, instaurando così un parallelismo con il mito di Enea, leggendario progenitore di Roma. Reduce dalla guerra contro gli Achei e giunto in terra veneta, Antenore avrebbe in origine scelto la fertile Bassano come fortezza per la nascente città patavina. Antenore, tuttavia, rappresenta per la tradizione una figura scissa: da un lato se ne apprezzarono i tentativi di scongiurare la guerra contro i greci prediligendo invece la via della diplomazia; dall’altro, per le stesse ragioni, fu da alcuni considerato un traditore della patria. Probabilmente da questa seconda interpretazione, presero piede le leggende riportate da alcuni cronisti, principalmente tra il XVII e XVIII secolo.
Secondo questi ultimi, Antenore sarebbe giunto solo in seguito a Bassano, cacciando i già presenti Euganei, autentici fondatori della città e discendenti dei greci. Interessante è la centralità, in molte di queste genealogie leggendarie, del luogo in cui oggi sorge il Duomo di Santa Maria Assunta in Colle. Qui, gli Euganei avrebbero fatto in principio costruire un tempio agli dèi e, nella relativa piazza, secondo la testimonianza Seicentesca di Vincenzo Coronelli, sarebbe stato Ercole Libico, almeno mille anni prima dell’arrivo del nobile troiano, a porre la prima pietra della città.
Alcuni eruditi settecenteschi, tuttavia, si spinsero ancor più indietro nel tempo. Giuseppe Costantini, ad esempio, scrisse della mitica Barentia, dal nome del proprio creatore Barat, ovvero un condottiero proveniente da Oriente che scelse Bassano e la valle del Brenta nel momento in cui la regione Veneta fu, secondo tale leggenda, suddivisa con altri undici comandanti. Se Mario Sale oltre alla mitologia greca ripescò anche quella egizia, ecco che Zerbino Lugo prese le sue mosse direttamente dall’Antico Testamento, facendo risalire i natali di Bassano al diluvio Universale e alla stirpe di Noè.
Curioso risulta il tentativo di Francesco Chiuppani, che nei dodici volumi manoscritti di ‘’Historia Bassanese’’ (1734) fonde in un'unica grande leggenda i diversi miti, aggiungendo descrizioni e fantasiosi disegni di come, secondo la sua immaginazione, doveva apparire la città alle origini. Solo con gli studi successivi, a partire da Giambattista Verci e poi, nel secolo successivo, da Ottone Brentari e Giuseppe Gerola, si iniziò ad adottare un metodo di indagine più critico, in grado di superare le leggende. I miti, nei tempi lontani, oltre a colmare ciò a cui la storia non riusciva a dar risposta, servivano per legittimare e dare prestigio alla città.
Un bisogno che tuttavia oggi appartiene a un lontano passato, poichè Bassano, senza necessità di appoggiarsi alla fantasia, risulta già autonomamente in grado di dimostrarsi illustre e rinomata, protagonista di ≪una storia più gloriosa ed importante di non poche città maggiori di essa≫, come scrisse il Brentari. Nonostante ciò, oggi come al tempo, i miti rimangono capaci di esercitare fascino e stupore, costituendo essi stessi importanti tasselli della storia stessa di un popolo.
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