Cinema
The Odyssey di Nolan: l'Odissea del senso di colpa
Christopher Nolan rilegge il poema omerico come un racconto sul trauma e sul costo umano della guerra
Nolan non tradisce Omero: lo rilegge attraverso la sensibilità contemporanea, trasformando il viaggio di Odisseo in una riflessione sul trauma della guerra e sul senso di colpa.
L'eroe “dal multiforme ingegno”, interpretato da Matt Damon, conserva l'intelligenza e l'astuzia omerica ma perde l'aura del condottiero invincibile. Il suo Odisseo è un reduce segnato dalla guerra di Troia, incapace di liberarsi dal peso emotivo delle proprie scelte.
Più che desiderare il ritorno a Itaca, sembra quasi rimandarlo volontariamente, perché tornare significherebbe fare i conti con ciò che ha fatto. Il viaggio diventa così soprattutto un percorso interiore, nel quale il protagonista affronta le proprie paure e il rimorso di aver contribuito alla distruzione di un'intera civiltà.
È proprio qui che Nolan introduce la differenza più significativa rispetto al poema: sono le figure femminili a guidare questo processo di trasformazione. Se nell'opera di Omero le donne usano la seduzione per ostacolare il cammino, nel film diventano le tappe fondamentali di una terapia dell'anima.
Calipso non è più soltanto la dea possessiva innamorata dell'eroe; attraverso il fiore di loto offre a Odisseo la possibilità di dimenticare il dolore e il trauma della guerra, finché non lo riterrà pronto a ricordare, l’oblio è una cura, non uno stratagemma per farlo restare.
Circe, interpretata da una straordinaria Samantha Morton, perde gran parte della sua dimensione erotica: la trasformazione degli uomini in porci non è semplicemente un incantesimo, ma una rivelazione morale, uno specchio che mostra ciò che sono gli uomini quando consapevolmente rinunciano all’umanità per soddisfare i propri “bisogni”. Circe si erge a eroina del femminismo.
Anche le Sirene vengono profondamente riscritte. Non seducono più con il canto, ma infliggono il dolore del rimpianto. «Ti ha detto che ciò che desideri di più è ciò che non puoi avere. E ciò che non puoi avere di più è ciò che hai già avuto, e perso”. È questo che impedisce il ritorno a casa: il passato non può essere recuperato, ma solo accettato e l’accettazione passa attraverso il dolore.
Anne Hathaway costruisce una Penelope sorprendentemente moderna. È meno fragile della figura omerica, più assertiva, capace di affrontare tanto i pretendenti quanto il figlio Telemaco, che invece rimane ai margini del racconto rimanendo un impacciato giovanotto.
Molto interessante il ruolo narrativo di Atena, interpretata da Zendaya, presenza quasi costante che assume il ruolo della coscienza del protagonista più che quello della divinità protettrice. Attraverso i suoi interventi, Nolan sposta il conflitto dall'esterno all'interno dell'uomo.
Visivamente imponente e narrativamente ambizioso, The Odyssey rinuncia all'epica celebrativa per interrogarsi sul prezzo della guerra.
L'eroe è colui che deve fare i conti con le proprie scelte, non più il conquistatore.
In un presente segnato da conflitti internazionali sempre più drammatici, Nolan evita qualsiasi glorificazione della violenza e costruisce un'Odissea del dopoguerra, dove il vero nemico è il senso di colpa e la vera impresa consiste nel trovare la forza di tornare umani.
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