Non si è esitato purtroppo a riconoscere questa nuova Italia da bollino nero in “L’Italia s’è desta”, catalogo NoStrano sfogliato in capitoli da Ottavia Piccolo e Luisa Cattaneo ieri sera al Castello degli Ezzelini. Non hanno stupito più di tanto la descrizione del panorama da cash&carry del territorio veneto, né la storia della rapina kamikaze dell’ultrasettantenne genovese, un uomo d’altri tempi e quindi di un’altra Italia con una pensione da fame che aveva tirato fuori il vestito del matrimonio dalla naftalina per andare a chiedere un mutuo in banca ed era stato allontanato con la scusa che non era poi proprio “uno di loro”, come recitava lo slogan dell’Istituto di credito a 5 stelle. Non hanno destato una grande meraviglia la storia della piccola biondina dell’Est data in pasto ai piraňa dal proprietario di un circo esotico, così, tanto per fare audience; né le vicende del Dottor Morte, un imprenditore della regione padana che “guardata dall’alto sembra una gigantesca fetta di prosciutto” dove la fortuna dell’economia è costruita sull’ammazzare, a turno, vitelli, polli, maiali, e qualche ignaro pakistano imbrigliatosi per sbaglio sul nastro trasportatore del macello. Forse una punta di stupore ha fatto fremere gli animi quando sono stati snocciolati con una sequela da TG i danni provocati dal massimo polo siderurgico europeo a Taranto, una città che la storia ci ha consegnato come un gioiello d’arte e cultura e si vede restituita con un fiotto di veleno, una verità dura come l’acciaio. Le storie raccolte e appuntate nel corso degli anni da Stefano Massini e restituite in versione teatrale in questo spettacolo, rappresentano in negativo, come dice l’autore, “L’alba del Terzo millennio”. I flauti di Andrea Portera, sul palco tra le due attrici, quasi dei jingles d’intervallo nel notiziario, hanno cercato di riannodare i fili di storie senza musica, stonate, che dovrebbero indignare oltre ogni limite, non provocare tiepidi applausi ma balzi sulle sedie. Resta la speranza che “L’Italia si desti”.
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