Musica
Il volo libero dei Frigidaire Tango
Intervista in due parti ai bassanesi Frigidaire Tango, pionieri della new-wave italiana di nuovo sulle scene dopo più di vent’anni con “L’illusione del volo”.
I due fondatori della band sono infatti assolutamente concordi sulla genuinità di questo disco. Insistono parecchio su questo, sembra quasi una punta d’orgoglio in un mare di prodotti artistici preconfezionati: “questa musica è nata, concepita e suonata prima di tutto per noi stessi. ‘L’illusione del volo’ è stato fatto per il piacere di farlo: è la condizione ideale per fare arte, nessuna esigenza commerciale o economica al fondo. È autentico in tutto e per tutto”. Non è un caso, allora, se Stefano afferma senza pensarci due volte che il punto più alto della loro carriera è proprio adesso: “c’è maggiore consapevolezza, per l’età soprattutto. Cerchi di tirare fuori il meglio, sei autocritico ma anche più paziente. Il risultato è che questo disco, nonostante siano pezzi che ascoltiamo da due anni, è ancora nelle nostre macchine, negli stereo o negli iPod: ci piace veramente!” Carlo sembra ribadire il concetto: “Questo disco non ha avuto pretese, avevamo materiale e abbiamo sentito l’esigenza naturale di pubblicarlo. Non è studiato, è venuto come doveva venire, molto vario”. E i pezzi in inglese già pronti che fine hanno fatto? “Hanno certamente un futuro, stiamo pensando al supporto: potremmo venderli ai concerti, stamparli in vinile o metterli in download sul web. Non c’è alcuna fretta, comunque”.
Un disco con luci così differenti, libero da qualsiasi evidente riferimento di genere, è tenuto insieme da un unico forte leit-motiv espresso con varie sfumature dalle parole delle canzoni: è il tema della libertà, raccontato a più livelli, dall'urlo politico-sociale di “Mescola le razze” alle confessioni intimiste di “Paura del tempo”, o della bellissima “Le cose capite”. Carlo ci racconta il motivo di questa scelta: “in realtà ce ne siamo accorti soltanto successivamente che tutti i testi esprimevano un concetto simile. Quello che sembra mancare oggi non è soltanto la libertà, ma la consapevolezza di che cosa significhi essere liberi. Molti non si rendono conto che la libertà deve essere prima di tutto attiva e non passiva. E forse è proprio per questo che i giovani subiscono, perché in un'indifferenza totale credono di sentirsi liberi”.
L'unico testo che ha una storia a sé è quello di “New wave anthem”, racconto onirico basato sui nomi delle band protagoniste della scena new-wave di quegli anni. “Le parole sono nate un po' per divertimento, ma con la musica di Stefano, venata di malinconia, e con l'arrangiamento creato per il disco, ne è nata una piccola gemma, qualcosa di magico, come raramente succede nella musica: in quel caso ti rendi conto di trasportare un messaggio che non sembra venire direttamente da te”.
Chiudiamo la chiacchierata con due parole sul futuro dei Frigidaire: una reunion tutt'altro che casuale, a quanto pare: “abbiamo tanta voglia e creatività”, spiega Carlo, “nel 2010 ci aspettano una quindicina di date in giro per l'Italia. Prima però ci sono alcuni appuntamenti importanti. Il 19/12, allo Shindy, terremo un concerto a numero chiuso. Stiamo pensando a una strategia simpatica per premiare i veri ascoltatori: i primi 50 che mandano una recensione del disco ai nostri canali web (myspace, facebook, ecc…) potranno entrare gratis! A breve, poi, gireremo anche un video, a Parma, della canzone “Soffia”: non sveliamo niente, sarà una gran sorpresa”.
Per chi non ne era ancora sicuro, i Frigidaire sono tornati in grande stile: il Tango è davvero ancora nel congelatore, e ci sono tutti presupposti perché ci rimanga per un altro po'.
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