Magazine
Il critico bassanese d'estetica Paolo Meneghetti e la "filosofia dell'abitudine"
Allo Shakespeare's di Milano: L'abituale come nuova fonte di interrogativi su chi siamo e di cosa siamo fatti, per ripartire dal principio verso molteplici e sempre differenti ipotesi di discorsi possibili.
Il lavoro di Paradiso si lega sempre alla dinamica del luogo e alla potenza emotiva di cui é carico, cercando di capire, attraverso la quotidianità del Reale, che cosa si può intendere oggi per comunità, nel momento dell'empasse del concetto di Appartenenza; e quanto lo scenario in cui la nostra vita inconsapevolmente si svolge possa influire sulle necessità dell'Uomo di aggregarsi e ritrovarsi.
L'abituale come nuova fonte di interrogativi su chi siamo e di cosa siamo fatti, per ripartire dal principio verso molteplici e sempre differenti ipotesi di discorsi possibili. A questo nuovo progetto ha collaborato anche il critico d'estetica contemporanea il Bassanese Paolo Meneghetti che venerdì scorso 16 luglio ha presentato ufficialmente un suo testo scritto sulla "filosofia dell'abitudine" per Gillez Deleuze.
Dal canto suo, Paolo Meneghetti ha scritto un testo incentrato sulla comparazione fenomenologica che sussiste fra i concetti di "abitudine" e di "contemplazione". Qualcosa che il filosofo Gilles Deleuze mise brillantemente in luce, nel libro intitolato "Differenza e ripetizione" (1968). Per lui, la contemplazione dell'opera d'arte si dà in via "abitudinaria". "L'essere ha in se stesso la dimensione dell'unità, e tuttavia - ha spiegato il critico Meneghetti-, pure quella della diversità (che va ripetendo l'altra). Nell'impossibilità di delimitare la prima, si conclude che la seconda le resterà all'interno. Così è facile percepire il dinamismo della contrazione... Riconoscere l'io personale è riconoscere che noi appariamo nella "coscienza di qualcosa". Deleuze si convince che ciò deriva da una contemplazione di se stessi. Un esito che porta la soggettività a sorgere in via massimamente estetica. Chi contempla qualcosa per certi versi andrà a "sottrarla". Avviene una contrazione di tutti i suoi elementi di configurazione, nella nostra immaginazione percettiva... " Questo testo scritto dal critico d'estetica contemporanea, é stato proiettato per tutta la serata insieme a quello di altri collaboratori al progetto tra cui Marcella Anglani e Francesca Cogni. "La serata - ha commentato telefonicamente Meneghetti,- é stata moto interessante, perché oltre ai consueti avventori del locale milanese, hanno partecipato anche un centinaio di persone. Tra i presenti c'era anche la direttrice del portale di arte contemporanea Undo net che ha potuto assistere all'atto performativo dell'artista e dei numereosi interventi critici e di artisti vari d'arte contemporanea"
Commenti
0 interventi
Nessun commento ancora