Al Caffè dei Libri sabato 30 ottobre viene proposto un incontro particolare e il titolo del libro in presentazione lo dichiara da solo "Io... l'assasino". L'autore, che ha pubblicato per Giraldi con uno pseudonimo, Marco Lentini, è stato condannato al carcere per un tentativo di rapina ad una gioielleria conclusasi con la morte del proprietario. Anche se tecnicamente i colpi di arma da fuoco sono stati esplosi dal suo complice mentre lui stava cercando di avviare la moto per la fuga e la vittima tentava di bloccarli, l’autore del libro si considera ugualmente un assassino. Una consapevolezza dichiarata che non coincide con l'auto-assoluzione, ma con un'assunzione di responsabilità nei confronti del proprio passato, un percorso in apnea, in risalita. L'autore, in 14 anni di detenzione, ha conosciuto carceri di tutta Italia e nel suo libro-testimonianza descrive un sistema carcerario italiano caratterizzato da un sovraffollamento drammatico e in possesso di poche "armi" per rieducare. E non si tratta solo di una voce di parte: anche secondo il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria nelle attuali condizioni le strutture detentive italiane «si sono ridotte a meri depositi di vite umane» e sono ben 11 le regioni che hanno superato la capienza tollerabile, tra cui la nostra. Nel 2009 l'Italia è stata condannta per la prima volta dalla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo per un caso di "trattamenti inumani e degradanti" nei confronti di un detenuto, un passo breve dalla tortura. Un altro aspetto solo apparentemente meno grave è l'inattività coercitiva e costante perpetuata negli istituti, condizione che rende molto difficile il reinserimento del carcerato nella società e nel mondo del lavoro una volta scontata la pena. L’istruzione è stata, per Marco Lentini, un’ancora di salvezza. L'incontro è ad ingresso libero.
Commenti
0 interventi
Nessun commento ancora