Politica
“Italia 150, la Festa degli sprechi”
L'europarlamentare Mara Bizzotto (Lega Nord): “Festa inutile ed economicamente svantaggiosa”. L'assessore regionale leghista Ciambetti: “Declassare il 4 novembre per festeggiare il Regno Sabaudo è un insulto alla storia”
E' questo il commento dell'europarlamentare della Lega Nord, Mara Bizzotto, sull'istituzione della festività nazionale del prossimo 17 marzo per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia.
"All'inutilità intrinseca di questa festa - continua la Bizzotto - si aggiungono ora gli ingenti danni economici causati dallo stop del sistema produttivo del Paese per uno o addirittura più giorni lavorativi. Invece di perdere tempo e soldi per organizzare palchi e orchestrine tricolori, i soloni della retorica nazionalista farebbero meglio ad affrontare i veri problemi dei cittadini e di questo sgangherato Paese, che senza federalismo rischia di collassare definitivamente".
"Avanti di questo passo - conclude l'onorevole Bizzotto - più che Festa del 150° dell'Unità d'Italia, questa diventerà la Festa degli sprechi"
L'intervento dell'europarlamentare segue la decisione di ieri del Consiglio dei Ministri - assente al momento del voto il ministro Maroni, astenuti i ministri Bossi e Calderoli - che ha decretato ufficialmente il 17 marzo festa nazionale per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
Secondo quanto stabilito dal decreto legge del governo, la copertura finanziaria della Festa di Italia 150 sarà garantita dal trasferimento “degli effetti economici e degli istituti giuridici della festa del 4 novembre” che quest'anno, sotto il profilo civile, non godrà quindi dello status di festività. Escamotage che ha provocato la reazione dell'assessore regionale leghista Roberto Ciambetti.
“Declassare il 4 novembre per festeggiare il Regno Sabaudo - dichiara Ciambetti - è una offesa alla memoria e un insulto alla storia”.
“Il 4 novembre, almeno dalle nostre parti - aggiunge - è una festa popolare e da noi l’Inno del Piave o del Grappa così come Il Ponte di Perati sono canti sentiti e vissuti dalla gente, perché essi riassumono la tragedia di due guerre mondiali, di tanta gente mandata a morire senza sapere perché e per chi.”
“Non dimentichiamo che quei Savoia, di cui si festeggia il 17 marzo l’incoronazione a re d’Italia - conclude Ciambetti - avevano non poche mire espansionistiche quanto antidemocratiche nonché coraggio da vendere, considerata la precipitosa e vergognosa fuga a Brindisi, quando Vittorio Emanuele III abbandonò l’intero paese al massacro, alle deportazioni, alle rappresaglie fino alle foibe”.
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