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Renzo Rosso e il suo Be stupid
Ospite a Palazzo Roberti Rosso ha parlato a ruota libera del suo viaggio da indiano metropolitano a bordo della Diesel
Siamo tutti stanchi del pessimismo dilagante, del va tutto male, deve finire, ma senza proposta, senza alternativa, e piace, sempre, chi ha la capacità “di vedere le cose non solo per ciò che sono, ma per come potrebbero essere”, e subito dopo quella di agire, spesso nuotando controcorrente, al timone l’istinto, anche prendendo dei rischi, sfidando le convenzioni e rinnegando le comodità, “certo chi ha inventato la Coca Cola è da un pezzo che non ha più nulla da fare, noi ogni sei mesi rimettiamo in gioco tutto, nell’abbigliamento va così, due campagne in sordina e vieni ricacciato in fondo classifica, senza pietà”, e per l’azienda nata a Molvena, ora trasferita nel village di Breganze, i numeri vincenti parlano da soli. Rosso ha raccontato il cammino di Diesel dagli esordi negli anni ‘70 “il primo jeans l'ho fatto con la macchina da cucire di mia mamma, una vecchia Singer a pedale”; ha parlato della sua formazione, ha frequentato una scuola da perito per confezioni, a tratti sente la mancanza di un’istruzione più completa, perciò continua a informarsi, a essere curioso, a studiare, si sta interessando molto d’arte ed è un appassionato di tecnologia “il mio ufficio è qui – e mostra il telefonino – l’ho a disposizione ovunque, è da stupidi veri non servirsi di questi nuovi mezzi che abbiamo a disposizione”; e ha elogiato con entusiasmo i creatori di nuove idee, chi ha la capacità di muoversi con leggerezza nell’esistente, di intravedere nuovi business, chi ha un campo visivo a 360°. Piace anche che tutto questo non sia riservato solo alla galassia degli affari, i proventi della vendita del libro sono destinati alla Only The Brave Foundation http://www.otbfoundation.org un progetto di solidarietà mondiale di cui Rosso ha parlato con orgoglio.
C’è stato spesso a monte delle sue parole questo sguardo alato al mondo intorno, alla rete, non è l’imprenditore nordestino che proclama il motore dell’universo è qui. Il suo rapporto con la città? “Non sono bassanese, vengo da Brugine, mi sono trasferito a vent’anni, amo questo territorio e la sua gente, e sono rimasto a investire tante risorse qui”. A conclusione dell’incontro Rosso ha parlato brevemente, su invito, della sue iniziative per Bassano, quella di offrirle un teatro e del progetto Chipperfield, delle due proposte una rifiutata, l’altra in attuale stand by, lo ha fatto senza rancore, si è percepito solo con un filo di insofferenza, che è poi un moto naturale in chi è abituato ad avere più che fare con le idee congiunte all’operatività che con il mondo delle parole. Qualche consiglio per i nostri giovani? “Ai ragazzi di oggi consiglio di fare l’esperienza dell’Università o comunque di un periodo di formazione all’estero, e poi di cercare la passione, di individuare una propria potenzialità e di investire tutto su ciò che sentono di riuscire a fare bene senza farsi distrarre dal resto”.
Lo slogan e il titolo del libro letti col traduttore automatico sembrano inneggiare al disimpegno, alla navigazione a vista, ma il messaggio sotteso tinto in blu segue un’altra rotta, parla di fiducia nel mettersi in moto, di viaggi di conquista, so… be stupid.
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