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La morte dello Status Quo
La sveglia del mondo suona! Quand'è il giorno della rivoluzione?
Ma mentre i chirurghi dello status quo cercano in tutti i modi di tenere in vita quel prodotto scaduto chiamato capitalismo, gli abitanti di questo mondo in mutazione si rendono conto di non sentirsi rappresentati dal sistema odierno e di sentirsi degli oggetti passivi senza potere di azione. La forza della gente che si riunisce in nome di un idea non può più essere più vista come un utopia, dopo le primavere di Algeri e del Cairo.
E così a Madrid, Barcellona, Tel Aviv, Gerusalemme, New York, Londra, gruppi di giovani si sono riuniti per scambiarsi delle idee per superare questa impasse ed espremire il proprio discontento nei confronti delle istituzioni che stabiliscono il potere politico e morale della società di oggi.
Anche Berlino si sveglia, oggi, 15 ottobre 2011, nel cosiddetto "Revolution Day", giorno in cui in 951 città in 82 paesi del mondo sono state organizzate delle manifestazioni di protesta e ci si ritrova a parlare di giustizia sociale, di cambiamento, di redistribuzione delle risorse.
A Berlino un gruppo di giovani si riunisce davanti a Bradenburg Tor e nonostante il freddo già rigido che è calato sulla capitale berlinese, si ha la voglia di parlare, di discutere, di andare oltre la solita protesta e di scambiarsi idee per portare avanti azioni che possano accelerare il cambiamento. La polizia tedesca ha rimosso la gente con la forza ad un certo punto, ma chi era in realtà il nemico? La rivoluzione non è nelle piazze, la rivoluzione è nella mente delle persone, nei loro cuori, nelle loro coscienze risvegliate. Si ha voglia di restare uniti, si ha voglia di essere coinvolti, di andare oltre le chiacchiere e di agire.
Forse è ancora presto per parlare di fine del capitalismo, per parlare di rivoluzione, certo che a guardare gli eventi di questi ultimi mesi non pare più così estremo dire che il mondo sta cambiando velocemente e che presto si aprira una nuova era, a sostituire quella attuale. Il mancontento è globalizzato tanto quanto i nostri mercati. Il sistema degli scambi è più che mai virtuale. Le informazioni corrono ad una velocità che non si era mai vista prima. Le televisioni cominciano a spegnersi, le informazioni corrono rapide grazie ai citizen journalists, ai migliaia di blog, ai social network, ai video caricati su YouTube.
Mentre nascono migliaia di nuovi movimenti, lentamente muore quello che non funziona più, un sistema che privilegia i pochi sfruttando i molti, un sistema che sfrutta le risorse di paesi lontani lasciandoli in povertà, un sistema così velenoso da aver trasformato culture millenarie autentiche in sbiadite fotocopie del modello occidentale.
Il 15 ottobre 2011, in 951 città le persone sono scese in piazza per manifestare il proprio malcontento. Sono già in migliaia coloro che lavorano per il dopo-capitalismo, per un domani che sostituirà questo insostenibile oggi. Forse non possiamo affermare che il 15 ottobre sia stato il giorno dela rivoluzione. Ad ogni modo, guardando il mondo oggi, facendo un passo indietro, considerando la storia, è difficile non pensare che questo giorno della rivoluzione, quello vero, al seguito del quale la vita nel mondo non sarà più la stessa, stia per arrivare.
Tanto vale cominiciare a guardare oltre, anzichè sprecare le nostre risorse per non far mancare il respiro a questo buon vecchio e piuttosto malato status quo.
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