Enogastronomia
Josko Gravner
Storia di un piovoso pomeriggio d’inverno interrotto da un inaspettato incontro tra le colline di Marostica.
“Ho iniziato il mio approccio al vino in maniera tecnica ma poi ho capito che dovevo andare dove l’acqua è più chiara, fuggire dalla foce per dirigermi verso la sorgente alla ricerca della purezza”. Gravner capisce dopo anni di sperimentazione nella sua cantina di Oslavia, che il percorso che sta tracciando deve ripartire dai tempi più remoti. Si ispira alle tecniche di vinificazione in anfora dei primi produttori di vino di duemila anni fa in Georgia tra i Balcani.
Che rapporto c'è tra la terra e l'uomo?
“Un produttore di vino sente qual è il vitigno che può coltivare così come sente dove sono i luoghi dove la vite può crescere meglio. Una viticoltura rispettosa della pianta e della terra, è una necessità per il vignaiolo”. “La vigna ha già tutto ciò che le serve noi dobbiamo solo accompagnarla senza intervenire troppo ed è per questo che, per esempio, l’irrigazione di soccorso, è uno dei primi nemici del vino”. I politici in questo senso avrebbero un ruolo fondamentale, dovrebbero vietare l’utilizzo dell’acqua per la vigna. L’acqua è un bene troppo prezioso per essere utilizzata per il vino.
E le tecniche di cantina che ruolo ricoprono?
Una vigna che vive in un ambiente sano consente di portare in cantina un’uva con un patrimonio di vita ricchissimo permettendo così la fermentazione spontanea del mosto attraverso l’azione dei lieviti indigeni. Il vino prodotto da fermentazione spontanea è capace di esprimere totalmente la sua terra di origine.
Come definirebbe il suo vino?
Produco il vino che piace prima di tutto a me stesso, che sia digeribile, che rispetti le persone che lo bevono e la terra da cui proviene. La gente ha un rapporto distorto con il gusto, eccessivamente condizionato. Quando il buon Dio ha tenuto la lezione sul piacere del palato molti hanno marinato la lezione. Dobbiamo avere maggiore autonomia nel giudizio senza rimanere vittime dei canoni di gusto stereotipati.
Versiamo nel bicchiere in vetro prodotto da Massimo Lunardon appositamente per i vini di Josko, la sua Ribolla 2oo4 in anfora che porta con se tutta la forza della terra di Oslavia ma soprattutto la forza della filosofia di Josko Gravner a cui a questo punto non sappiamo rinunciare.
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