Teatro
A Enego, sui sentieri dell'avvenire
Operaestate Festival ha portato la seconda tappa sull'Altopiano a Enego, i Fratelli Dalla Via alle prese con Dei e panorami del presente
Con la consueta simpatia, i due fratelli in maglia a strisce lanerossa dopo avere ringraziato Operaestate e la sua fiducia in loro, da sempre confermata, e poi i sostenitori e il pubblico, hanno invitato quest’ultimo a collaborare, a far amplificare la quota già altissima dei Bovis del luogo (si parla dello sviluppo quotidiano di 37.000 unità, in questa zona-portale energetico che pare sia uno dei soli tre portali al mondo conosciuti con queste caratteristiche). A ruota, hanno dato vita ad alcuni personaggi che hanno raccontato a modo loro la vita che scorre tra i panorami mozzafiato dell’Altopiano. Per caratterizzare, e quindi togliere a questi stereotipi lo spazio vitale una volta detti, sono comparsi i modelli dell’ubriacone nullafacente, del razzista infastidito dall’intraprendenza dei “China boys”, un anziano/a che non si dà pace pensando a cosa è meglio e cosa è peggio e rispetto a cosa; a questi si sono aggiunti l’albergatrice in crisi psicotica per l’arrivo o anche per il non arrivo dei villeggianti, a cui non si sa provvedere se non andando in tilt, uno tsunami a scuotere i tran tran quotidiani fatti di albe e tramonti tra le montagne, e poi lo sconsiderato irretito dalle criptomonete e perché no, l’attore in crisi da post-Covid. In scena, dunque, l’orizzonte del disorientamento.
Se è assurdo costruire nuovi alberghi in località montane dove ormai non nevica più, quale potrebbe essere il nuovo richiamo per il turismo, che è una delle attività da incrementare o comunque da mantenere viva, anche per contrastare lo spopolamento? Be’, il turismo religioso. Perché no? A guardare a cosa accade in questi giorni in quel di Pove del Grappa, un’idea non del tutto sbagliata come richiamo per le allodole, ma è già nelle carte indegna del popolo cimbro i cui discendenti abitano l’Altopiano. La cifra dello spettacolo è l’ironia, il divertimento, ma lo sguardo rivolto dai due artisti a queste comunità-patrimonio esemplari non cela il velo di tristezza. Tra i personaggi in sfilata, una donna invoca una piccola-grande tragedia ambientale che porti alla ribalta dei TG il paesino affacciato alla Valsugana, in modo da renderlo indelebile nella memoria dei più: viene in mente l’attrattiva malata del turismo catastrofico e chi ha fatto un giro prima dello spettacolo a Marcesina sente un tuffo al cuore, insieme a qualche impulso poco edificante nei confronti della signora.
Diego Dalla Via a un certo punto chiede cosa possa mai fare il teatro contemporaneo, per la valorizzazione di un territorio dove è proprio una visione chiara del qui e ora, il contemporaneo appunto, il grande assente pieno di incognite, tutto che scorre avvolto dalla nebbia, o meglio per l’altitudine dalle nuvole. Anche pontificare, lo inscena Marta, serve a poco. L’invito all’azione è rivolto al pubblico, a una comunità più allargata che si prenda carico e cura delle piccole realtà territoriali in crisi che la circondano. L’unione fa i Bovis.
Bel messaggio, unito anche a quello di "Walter - i boschi a nord del futuro", e idea efficace quella dello spettacolo in immersione ideato dai due Cimbri di Tonezza a seguito di una serie di incontri con la popolazione locale e di sopralluoghi, anche perché affermato senza retorica e prediche malriposte, appeso a siparietti simpatici e pieni di ironia.
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